Il caso
ll risanamento ambientale di Gela è diventato una questione morale, esposto in Procura del direttore della riserva del Biviere
«Chi dovrebbe far rispettare il piano dell’area ad alto rischio ambientale fa scelte all’opposto». Le ultime gocce: l'ampliamento della discarica e il mancato pressing del Comune su Enimed
«C’è una questione morale che riguarda il risanamento ambientale: chi governa a Roma, in Sicilia e a Gela ha l’obbligo di legge di rispettare e far rispettare il piano di risanamento dell’area ad alto rischio ambientale di Gela varato dal governo nazionale con Decreto del Presidente della Repubblica nel 1994. E invece si fanno scelte che sono l’esatto contrario di ciò che prescriveva quel piano. Per non dire poi che dei progetti previsti solo un numero sparuto sono stati realizzati».
A sollevare la questione morale ambientale è il direttore della riserva del Biviere Emilio Giudice che ha deciso di rivolgersi alla magistratura. Ha annunciato, infatti, che presenterà un esposto alla Procura per far sapere che l’obbligo di legge di risanare a Gela viene ignorato e calpestato. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il progetto di ampliamento della discarica di Timpazzo che va avanti con l’affidamento di incarichi finalizzati alla realizzazione di una nuova vasca.
«Quella discarica non doveva già essere realizzata in un’area sottoposta a vincoli ambientali - dice il direttore Giudice - ma negli anni con varie ordinanze della Regione ha accolto i rifiuti dei Comuni di mezza Sicilia, così si è esaurita prima del tempo. Invece di risanare un territorio, lo si riempie di rifiuti e lo fa paradossalmente chi è preposto a risanare. Non intendo più segnalare queste situazioni ai vari enti che hanno responsabilità. L’ho fatto e non è successo nulla. Si continua sulla linea opposta. Perciò l’unica cosa che posso fare è segnalare alla magistratura il mancato risanamento di Gela ad opera di chi avrebbe dovuto attuarlo».
Giudice è contrariato anche dall’atteggiamento che il Comune ha mantenuto riguardo alle prescrizioni date a EniMed al momento del rilascio della concessione per i giacimenti di gas “Argo e Cassiopea”. Progetti che dovevano realizzarsi prima dell’avvio della produzione ed invece si sono fatti solo gli studi non ci sono i progetti. «Non si può accusare EniMed di non voler fare la sua parte - continua Giudice - è il Comune che non ha fatto la sua pretendendo il rispetto delle prescrizioni».
Sul tema ieri c’è stato un incontro in municipio che per Giudice è andato male per la città. «Il Comune ha spinto per l’attuazione solo di due progetti nell’area retrodunale dal fiume Gela al Lido La conchiglia e sul versante di Bosco Littorio - evidenzia il direttore del Biviere - e ha ignorato i progetti da realizzarsi sul mare, che sono poi quelli più costosi e importanti per l’ambiente. Le prescrizioni si rispettano tutte. Ciò che è scritto va fatto. Ma non mi sembra che il Comune stia agendo secondo questo principio. È come se volesse che ne fossero attuati solo due e questo non va bene. Così come non va bene il lungo silenzio e l’inerzia nel sollecitare in questi anni Enimed a portare i progetti degli interventi prescritti». Un altro esempio, secondo Giudice, di un risanamento ignorato da chi dovrebbe farlo attuare.