s. agata li battiati
Incivili danneggiano l’altalena inclusiva del parco
A S. Agata Li Battiati l’altalena inclusiva, pensata per garantire il diritto al gioco, finisce vittima di abusi: un monito sulla responsabilità genitoriale e sui costi per la collettività
Il parco comunale rappresenta molto più di una semplice area verde, è il biglietto da visita della convivenza civile, un luogo dove le generazioni si incrociano e dove i più piccoli dovrebbero imparare le basi del vivere comune. Recentemente, l’amministrazione comunale ha compiuto un passo avanti significativo sul cammino della solidarietà, installando un’altalena inclusiva. Si tratta di una pedana speciale, studiata nei minimi dettagli per accogliere in sicurezza i bambini in sedia a rotelle, garantendo loro quel diritto al gioco che troppo spesso viene negato dalle barriere architettoniche.
Tuttavia, quello che doveva essere un vessillo di civiltà e progresso sociale si è trasformato, nel giro di poco tempo, in un palcoscenico deprimente di inciviltà e ignoranza. Il fenomeno, purtroppo sotto gli occhi di tutti i frequentatori abituali, è preoccupante: l’altalena viene sistematicamente utilizzata come una sorta di “nave pirata” o “carrozzone” su cui salgono contemporaneamente gruppi numerosi di bambini. Il problema non è solo di natura estetica o di “bon ton”. Esistono ragioni tecniche e di sicurezza imprescindibili.
Se il comportamento dei bambini è frutto dell'esuberanza, quello dei genitori è frutto di una profonda latitanza educativa. È sconcertante osservare adulti che, a pochi metri di distanza, restano chini sui propri smartphone o chiacchierano tra loro mentre i figli trasformano un presidio di inclusione in un ammasso di rottami. Dov’è finito il senso di responsabilità? Permettere ai propri figli di abusare di un bene pubblico specifico non è “lasciarli sfogare”, è educarli al vandalismo. Vandalizzare un bene pubblico non è un atto senza conseguenze. Ogni riparazione, ogni sostituzione di pezzi usurati precocemente o distrutti dall'incuria, viene pagata dalla collettività. Sono risorse che potrebbero essere investite in altri servizi, in nuove piantumazioni o in ulteriori giochi, e che invece vengono letteralmente “buttate” per rimediare alla maleducazione di pochi (o troppi).