il caso
Manifesto 6x3, social in subbuglio: Alagna e la "notte di festa italiana" tra Teatro Greco e Teatro Massimo
Concerto benefico per La libreria di Jacques e dibattito sulla percezione della lirica
In viale Teocrito a Siracusa un manifesto 6x3 in mostra fa parlare di sé. L’incasso del concerto “Una notte di festa italiana” con il tenore Roberto Alagna e la soprano Giuliana Di Stefano sarà devoluto all’associazione Jacques Fersen Odv per il progetto “La libreria di Jacques”, dedicato al recupero delle prime edizioni dei diari del Grand Tour in Italia, per consentirne la conoscenza e la fruizione pubblica, come dichiarato da Davide Salemi, direttore e fondatore della Salemi Production, che presenta l’evento in scena il 27 luglio alle 21 al Teatro Greco.
O almeno così recita il grande manifesto che campeggia in città. In realtà l’evento si terrà al Teatro Massimo.
Ed è proprio qui che è scattato il cortocircuito; infatti, sui social l’annuncio ha generato una catena di commenti, complice un titolo percepito da molti in modo frettoloso e nomi non immediatamente ricondotti alla lirica.
In diversi hanno letto l’evento come una serata di intrattenimento “leggero”, in alcuni casi persino neomelodico. Una reazione rapida figlia più della velocità con cui circolano le informazioni che del contenuto reale del cartellone.
In realtà si tratta di un progetto di musica lirica, con un artista come Alagna stabilmente presente sulla scena internazionale. Nato in Francia ma di origini siciliane, si è esibito nei principali teatri del mondo, dalla Scala all’Opéra di Parigi fino all’Arena di Verona. Un profilo che difficilmente si presta a semplificazioni e che rende evidente lo scarto tra percezione social e realtà artistica.
Nel frattempo, anche il nome del Teatro Greco contribuisce ad alimentare il dibattito perché non è semplice contenitore, ma un luogo simbolico, e la gente teme possa trasformarsi in semplice contenitore.
La domanda, più che polemica, è culturale: quanto conta oggi la percezione mediatica di un cartellone? E chi definisce la “qualità” degli eventi, tra criteri artistici, scelte istituzionali e gusti del pubblico?
Perché se è vero che nomi come Baglioni, Cocciante o i Pooh non generano lo stesso livello di discussione, resta aperto il tema di come si costruisce oggi l’idea stessa di programmazione culturale.
Nel mezzo, tra buone intenzioni, comunicazione veloce e letture superficiali, resta il pubblico che si interroga se la “festa italiana” sia solo sul palco o anche nella narrazione che la precede.