sicurezza
Rivolta nel carcere di Agrigento, otto detenuti ancora in cella dopo il sequestro: l’allarme della Polizia Penitenziaria
Appello a Nordio: «Personale mandato in guerra, mancano 40 agenti. Ci sentiamo abbandonati"
I protagonisti della rivolta scoppiata lo scorso 30 aprile alla Casa circondariale “Pasquale Di Lorenzo” di Agrigento a tutt’oggi non sono stati trasferiti. Si tratta di 8 detenuti sottoposti al regime di sorveglianza particolare con comportamenti violenti e minacciosi arrestati dagli agenti della Penitenziaria del reparto di Agrigento. «Quel giorno - afferma Calogero Spinelli dirigente nazionale della Federazione Italiana Autonomi polizia Penitenziaria - hanno dato luogo a una rivolta, sottraendo le chiavi all’agente di reparto, sequestrato l’agente, mentre un sostituto commissario è stato aggredito fisicamente. Hanno distrutto il reparto “Sole” e devastato il reparto “Transito”. La rivolta è esplosa nel momento in cui agli stessi venivano notificati provvedimenti disciplinari per altri comportamenti impropri messi in atto nei confronti del personale. Per ristabilire l’ordine e la sicurezza si è reso necessario il richiamo d’urgenza del personale fuori servizio».
Spinelli ha scritto al Ministro della giustizia Carlo Nordio e ai vertici dell’Amministrazione penitenziaria, per segnalare le «gravissime criticità». «Siamo in presenza di una perdurante e insostenibile situazione in cui il personale della Polizia Penitenziaria è costretto a prestare servizio quotidianamente - continua l'ispettore-sindacalista -. La carenza d’organico ammonta a circa 35 unità nel ruolo agenti/assistenti e 6 nel ruolo di ispettori. Il personale della Polizia Penitenziaria è quotidianamente esposto ad: aggressioni fisiche e verbali, turni gravosi e prolungati oltre l’orario di servizio, accorpamento di posti di servizio, impossibilità di fruire del Mos (Mensa obbligatoria di servizio), condizioni di stress e rischio non compatibili con la dignità professionale. Negli ultimi tempi sembra quasi che il personale venga mandato in guerra, anziché in un Istituto dello Stato».
Nonostante ciò gli uomini e le donne della polizia Penitenziaria non hanno mai fatto venir meno il proprio impegno, pur avvertendo un profondo senso di abbandono da parte delle Istituzioni. «Chiediamo con urgenza - aggiunge Spinelli -: la revisione immediata della pianta organica, con la rimozione delle unità non più in servizio con aggiornamento del Sigip (Sistema informativo gestione personale), il potenziamento urgente dell’organico con assegnazione di personale dei ruoli di agenti/assistenti e ispettori, la revisione dell’attuale modello organizzativo, con particolare attenzione alla gestione dei turni e alla distribuzione del personale nei reparti, l’adozione di misure straordinarie per i detenuti al regime di sorveglianza particolare, prevedendone il trasferimento presso altri istituti fuori regione».