Catania
L'emergenza a Vaccarizzo che dura dal ciclone Harry: una palude con tante zanzare
I residenti: «L’acqua dentro le case, guasto il sistema di pompaggio per risolvere il problema»
Una strada di campagna, il silenzio rotto solo dal cinguettio degli uccellini. E questi che si posano poco più in là in un laghetto. Una scena idilliaca che da qualche mese gli abitanti di Vaccarizzo, villaggio all'estrema periferia Sud di Catania nei pressi dell’Oasi del Simeto, possono osservare ogni mattina. Il problema è però che «quel laghetto lì non ci dovrebbe stare». A dirlo sono alcuni dei residenti, infuriati perché da fine gennaio, ovvero da quando la Sicilia è stata colpita dal ciclone “Harry”, quell’acqua non se ne vuole più andare. Per trovare una soluzione hanno interessato le istituzioni, prima tra tutte la Sesta municipalità che nelle scorse settimane ha anche avviato una serie di confronti alla Città metropolitana per risolvere questo problema e decine di altri.

Un primo incontro si è tenuto a metà aprile, ma da allora la situazione, come denuncia un residente, Orazio Di Salvo, «non è cambiata. Anzi: è peggiorata. Ci sono zanzare enormi, l’acqua spesso arriva fin dentro le case. E la cosa assurda è che quella per bere e lavarsi invece non arriva ogni giorno. Ci sentiamo cittadini abbandonati».
Di Salvo, che spesso parla delle problematiche anche su un suo seguitissimo profilo su Tik Tok, ha provato anche a contattare l’ente preposto a questo tipo di problematiche, ovvero «il Consorzio di bonifica. Anzi i Consorzi. Lo dico al plurale perché qui siamo al confine con Siracusa, e le problematiche sono collegate: i canali non vengono ripuliti, e il sistema per pompare via le acque non si trova nel Comune di Catania ma a Lentini». La risposta ricevuta è stata chiara: non ci sono soldi per intervenire per gli enti ormai in una crisi economica cronica che dura anni. E, per quanto riguarda l’impianto di pompaggio delle acque, che secondo i residenti dovrebbe risolvere la situazione, è stato vandalizzato. Davanti ci sono i resti anche di un recente furto di cavi, mentre i motori sembrano essere stati asportati da anni.
L'impianto di pompaggio ora vandalizzato e non funzionante da anni
C’è in realtà un grande progetto fatto dai Consorzi di bonifica della Sicilia orientale per ripristinare il tutto, da ben 2,8 milioni di euro, ma questo deve passare dall’approvazione della Regione.
Intanto i residenti, tra cui Di Salvo e Giorgio Pizzari dell’associazione Agorà, che sottolinea il paradosso di una situazione «dove l’acqua per le case, non potabile, si paga a peso d’oro» hanno ieri assistito a un sopralluogo della protezione civile del Comune di Catania. La risposta, in questo caso, è stata che non si può intervenire sull’allagamento, vista l’assenza di un pericolo immediato.

Pizzari e Mammino (associazione Agorà) con Di Salvo. Sullo sfondo i cavi rubati
Cosa fare quindi? Per il presidente del Sesto municipio Francesco Valenti c’è intanto da «partecipare ai tavoli di confronto, come quello fatto a metà aprile alla Città metropolitana. Ci sono tutti gli enti coinvolti, perché ci sono anche problematiche relative ai rifiuti molto gravi e non solo. E la tematica sarà centrale anche nel nuovo Pug, il Piano urbanistico generale», conclude.
Di Salvo, che sui social alza spesso i toni sul tema, dal canto suo promette battaglia: «Ho già fatto una petizione, adesso ne farò un’altra con tutti i cinquemila residenti di Vaccarizzo, collina Primosole e dintorni, perché anche la scuola, la Rita Atria, è sempre piena di problemi dovuti all’acqua, non solo le case. E poi ci rivolgeremo a un avvocato».