L’operazione
Il “sistema dei vasi comunicanti” nelle ditte della "Chinatown etnea"
Bancarotta fraudolenta: due commercialisti catanesi i “suggeritori” dei commercianti cinesi
Il centro nevralgico del sistema di «vasi comunicanti» fra old e new company sarebbe stato uno studio di commercialisti a Catania. La procura si è insospettita quando ha scoperto che i clienti erano tutti imprenditori o commercianti cinesi. E fra questi c’erano Fan Lin e Chunhua Chen, che erano i riferimenti di ditte e società che erano fallite fra il 2023 e 2024 e che erano finite nel mirino degli investigatori del nucleo Pef della guardia di finanza. A quel punto il pm Fabio Regolo, questa è stata l’ultima inchiesta che ha coordinato prima del trasferimento a Reggio Calabria, ha voluto avviare degli accertamenti, anche tramite intercettazioni telefoniche, per capire se ci fossero degli intrecci non proprio leciti. E le intercettazioni hanno svelato un meccanismo fraudolento che avrebbe avuto come «suggeritori» proprio il commercialista Natale Strano, di 69 anni, il figlio Salvatore, di 44, suo stretto collaboratore e titolare della Servizi & Soluzioni Di Impresa Sas. Le indagini hanno portato all’esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti dei commercianti cinesi e dei due colletti bianchi. Il gip ha disposto l’applicazione dell’interdizione dall’esercizio dell’attività professionale per i due Strano, mentre quella dall’esercizio dell’attività imprenditoriale per i due cinesi. Inoltre il giudice ha ordinato il sequestro delle attività commerciali per un valore di circa sei milioni di euro. Le accuse per i 4 indagati, a vario titolo, sono bancarotta fraudolenta e documentale, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e autoriciclaggio.
Ma come funzionava il sistema dei vasi comunicanti? Partiamo dall’origine dell’inchiesta. Gli accertamenti sono stati rivolti alla società Oriente World e alla ditta individuale Chen Chunhua, che operano a Misterbianco e Catania nel commercio all'ingrosso di abbigliamento e prodotti di vario genere. Le due imprese, come detto, erano state poste in liquidazione giudiziale considerando che avevano accumulato debiti con l’Erario per 10 milioni di euro. Dalle indagini è emerso «un piano preordinato allo svuotamento delle due imprese fortemente indebitate a favore di altre realtà aziendali» - si legge in una nota firmata dal procuratore di Catania, Francesco Curcio - appositamente costituite per proseguire l’attività commerciale senza dover adempiere alle obbligazioni fiscali maturate in capo alle old companies. Insomma si svuota la vecchia società indebitata per favorire un’altra impresa appena avviata. E che sarebbe stata intestata a dipendenti e parenti dei titolari delle attività fallite. L’inchiesta, comunque, ha riportato sempre allo stesso nucleo familiare cinese che nel catanese gestisce un grosso pezzo degli affari della zona commerciale di Misterbianco, da molti chiamata come la Chinatown alle falde dell’Etna. Un’etichetta che però, secondo il sindaco Marco Corsaro, non è aderente con la realtà del distretto. Torniamo all’inchiesta: sarebbero due «gli esperimenti di laboratorio» economico-finanziario al centro delle indagini. Il primo era quello dell’Oriente World, che risultava aver trasferito il ramo d'azienda a un valore sensibilmente inferiore (100.000 euro, di cui solo € 30.000 incassati) a quello di mercato (1,5 milioni di euro), a favore di una new company, la Gc srl, riconducibile di fatto al 28enne Fan Lin. Poco tempo dopo la manovra di svuotamento sarebbe stata replicata con una diversa società, sempre riconducibile a Fan, attraverso la stipula di un contratto di affitto di ramo d'azienda, per un canone di 336.000 euro annui, da parte della Gc a favore della Six 2.0 di Tang Chunzi Sas. Ma non è finita perché il commerciante cinese avrebbe fatto un ulteriore passaggio «di fatto» del ramo d'azienda, dalla SIX 2.0 alla G-Shop Srl (operativa nella sede della Oriente World). Oltre alla sistematica omissione del pagamento delle imposte ci sarebbe stata una massiccia distrazione di merce per oltre 2,5 milioni di euro.
