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7 maggio 2026 - Aggiornato alle 05:13
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Acireale

Il giallo di Agata Scuto si riapre dopo la Cassazione: tutti i misteri dell’omicidio senza un cadavere

Il puzzle dell'accusa che ha portato alla condanna ora annullata con rinvio dalla Suprema Corte. E il confronto con il ricorso della difesa

07 Maggio 2026, 05:00

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Agata Scuto è stata ingoiata nel nulla nel 2012. Era il 4 giugno. I giorni dopo la scomparsa sono stati strani. Si sono fatte molte ipotesi: si è parlato anche di un allontanamento d’amore. Ma la 22enne di Acireale era affetta da diverse patologie e disabilità che la rendevano una persona fragile e non certo indipendente. Ci fu una denuncia dei familiari, che poi fu ritirata. All’epoca Agata viveva con la madre che aveva una relazione con Rosario Palermo. Quell’uomo, dieci anni dopo, è stato arrestato dai carabinieri di Acireale con l’accusa di omicidio aggravato. Per la procura avrebbe strangolato la giovane e poi dato fuoco al cadavere per nascondere una gravidanza indesiderata. Palermo nel frattempo aveva lasciato la madre di Agata e stava con un’altra persona.

Nel 2020 è accaduto qualcosa di inaspettato. In piena pandemia Covid qualcuno (anonimo) ha chiamato alla trasmissione Chi l’ha visto?: «Il corpo di Agata Scuto è nello scantinato». I carabinieri hanno cercato, scavato, setacciato anche con il georadar ma non hanno trovato nulla. Il cadavere della 22enne non è mai stato rinvenuto. Un mistero.

Ma a quel punto i media hanno acceso i fari sul cold case di Acireale. Nel frattempo l’inchiesta della procura di Catania è partita. I sospetti degli investigatori a un certo punto si concentrano su Palermo a causa dei suoi stessi comportamenti. L’uomo ha cominciato a essere nervoso. Palermo ha provato in tutti i modi a crearsi degli alibi per quel 4 giugno 2012. Sarebbe andato a raccogliere verdure sull’Etna, sarebbe caduto e si sarebbe fatto male. E per rendere ancora tutto più realistico l’uomo ha portato una rondellina di ferro macchiata col suo sangue. Così che un possibile test del DNA avrebbe attestato che quel pezzo metallico fosse la causa del piccolo ferimento alla gamba. Palermo ha chiesto l’aiuto anche di conoscenti che gli «te-nessero il gioco». Il puzzle si è arricchito con i monologhi in macchina: «La ragazza che dovevo fare sparire! Mi spavento se la trovano… non ce la faccio più… impazzisco… alle dieci che arrivavo là a Pachino!». Anche i familiari della ragazza sono stati intercettati: così si è scoperto che Agata teneva un diario dove una volta ha scritto «mamma cornuta» («Era gelosa», commentava la madre nel 2020) e ha annotato un ritardo mestruale. Una vicina inoltre ha localizzato la macchina di Palermo davanti casa di Agata il giorno della scomparsa.

Per la magistratura i pezzi che sono stati raccolti una volta incastrati formerebbero il puzzle dell’omicidio. E quel mosaico ha portato a una condanna all’ergastolo da parte della Corte d’Assise di Catania, poi confermata in Appello.

Ma per la prima sezione penale della Cassazione qualcosa che non quadra ci sarebbe: due giorni fa infatti ha accolto il ricorso del difensore di Palermo, l’avvocato Giuseppe Lo Presti, del foro di Barcellona Pozzo di Gotto nel Messinese. La Suprema Corte ha annullato con rinvio la condanna dell’imputato che è detenuto nel carcere di Caltagirone. Il legale ha parlato di «plurime e manifeste illogicità, contraddizioni e travisamenti della prova» nelle motivazioni dei giudici di secondo grado.

Agata è scomparsa a giugno del 2012, ma fino a febbraio 2013 ci sono stati prelievi dal bancomat intestato alla 22enne. I familiari hanno detto nel dibattimento che non hanno fatto alcuna operazione. I giudici hanno asserito che hanno mentito. Ma questo assunto per l’avvocato è frutto di un «percorso illogico e contraddittorio» visto che in altre dichiarazioni i familiari della vittima sono ritenuti credibili. I falsi alibi e il posizionamento del rondellino per il difensore non rappresenterebbero «l'azione di un freddo calcolatore, ma la reazione scomposta e irrazionale di un uomo semplice e spaventato». Il soliloquio sarebbe inoltre «indice di un grave stato di disagio emotivo». Il movente della gravidanza l’avvocato Lo Presti lo ritiene fin troppo «fragile». Il difensore poi insiste sulla pista alternativa dell’allontanamento volontario ricordando i vari avvistamenti e segnalazioni, fra cui quello in Germania. Vedremo cosa scriveranno gli ermellini fra 30 giorni nelle motivazioni dell’annullamento. E poi ci sarà un nuovo Appello bis. Il giallo di Agata si è riaperto.

Il giallo di Agata Scuto si riapre dopo la Cassazione: tutti i misteri dell’omicidio senza un cadavere