Misure di Prevenzione
Confiscato il tesoretto di Turi “’u gommista”
Salvatore Giuffrida fu arrestato nell’operazione “Car Back”. Difesa: «Pronti a fare ricorso»
Trenta paginette per imprimere il sigillo sulla confisca al tesoretto di Salvatore Giuffrida, Turi "u gommista", 51enne che è stato arrestato tre anni fa nell’operazione "Car Back" su furti d’auto, estorsioni e traffico di droga. I carabinieri del nucleo operativo della Compagnia di Fontanarossa hanno eseguito il provvedimento emesso dal Tribunale di Catania, sezione Misure di Prevenzione. Il collegio, presieduto dalla giudice Maria Pia Urso, ha disposto la confisca di una bottega, di un’auto e di una moto. E, inoltre, hanno applicato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale per 2 anni e 6 mesi con l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza.
Il Tribunale ha analizzato gli elementi portati nel processo di Prevenzione della procura, fra cui i collegamenti di Giuffrida con il clan Cappello. Anche se la difesa, rappresentata dall’avvocato Gianluca Costantino, ha sempre evidenziato la mancanza di un quadro accusatorio che possa provare questa contiguità mafiosa. Il legale ha anche portato a supporto la decisione del Riesame che dopo il blitz annullò proprio l’ordinanza dell’associazione mafiosa. Elemento che è anche inserito nel ricorso contro la condanna in primo grado.
I giudici però ritengono che sussista l’attualità della pericolosità sociale. «Occorre rilevare - scrivono - come Giuffrida abbia dimostrato una precisa scelta delinquenziale, volta alla commissione sistematica e con una certa professionalità di reati in materia di sostanze stupefacenti dalle quali ha ricavato gran parte dei proventi necessari al suo sostentamento e a quello del nucleo familiare. Quello emerso dalle indagini non è un episodico ed estemporaneo fatto di reato, ma un traffico ben rodato da Giuffrida, che si era assicurato canali di commercializzazione e penetrazione nel mercato illegale. Condotte rese ancor più pericolose dai rapporti qualificati che Giuffrida ha intrattenuto anche con il clan Cappello. Questa scelta si è interrotta solo per l’intervento dell’autorità giudiziaria e non sussistono, allo stato, elementi idonei a ritenere - argomenta il Tribunale di Prevenzione - superata la pericolosità sociale. Per queste ragioni deve accogliersi l’applicazione della misura di prevenzione personale della Sorveglianza Speciale»
Sulla confisca del patrimonio riferibile a Turi “u gommista”, i giudici ritengono che «il nucleo familiare di Giuffrida ha registrato una consistente sperequazione rimasta costante fino al 2024. Risulta pertanto non dimostrata - mettono nero su bianco - la tesi difensiva secondo la quale una somma restituita nel 2012 avrebbe giustificato gli acquisti e gli investimenti effettuati negli anni successivi».
L’avvocato Costantino, contattato da La Sicilia, ha annunciato il ricorso in appello ritenendo che gli elementi portati dalla difesa dimostrino l’origine lecita dei beni al centro del provvedimento di Prevenzione.