Misterbianco
Il sindaco: «L’illecito va arginato, ma riduttivo chiamare la zona “Chinatown”»
Smascherato sistema fraudolento di una ditta cinese. Corsaro: «Plauso per l’indagine, ma il distretto sta cambiando volto»
Una ditta cinese è finita al centro di un’indagine della Guardia di Finanza che ha scoperchiato un sistema di bancarotta fraudolenta. Una delle società al centro dell’operazione (ne parliamo approfonditamente nelle pagine regionali) ha la sede nella zona commerciale di Misterbianco. Area, chiamata la “Chinatown” alla falde dell’Etna, protagonista di molti fenomeni illeciti, anche legati alla contraffazione e alle truffe. Abbiamo posto delle domande al sindaco Marco Corsaro.
Secondo lei la zona necessita di più controlli?
«Intanto vanno ringraziati la Guardia di finanza e gli inquirenti per il grande lavoro che costantemente svolgono, assieme a tutte le Forze dell'Ordine che sentiamo sempre molto vicine e attente al nostro territorio. Qualsiasi iniziativa di potenziamento dei controlli che le Autorità competenti ritenessero utile e opportuna ci vede favorevoli. Sulla vicenda, ove le accuse venissero confermate, alla fine potremo dire che sarà venuta meno una dinamica che poi alla fine gravava sulla collettività, privando l'Erario di risorse e quindi i cittadini di servizi e investimenti».
Naturalmente non si può generalizzare: l’indotto del commercio cinese è una risorsa per la città?
«Nello scorso decennio, quando il nostro Polo commerciale entrò in crisi, l'avanzata di attività legate alla comunità cinese ha colpito l'immaginario collettivo, per qualcuno in negativo, mentre per altri è stata anche un'opportunità di valorizzazione di beni o strutture che altrimenti sarebbero state abbandonate. Questo al netto di situazioni al di fuori della legge che, se accertate, vanno perseguite. Oggi la situazione sta cambiando rapidamente, c'è una chiara inversione di tendenza in termini di crescita di investimenti innovativi e riqualificazione dell'area. Ormai tutti i misterbianchesi e gli imprenditori iniziano ad adottare il nuovo brand da noi lanciato, quello del "Distretto commerciale di Misterbianco", a conferma della forte integrazione fra attività economiche e tessuto sociale».
C’è un dialogo fra la comunità cinese e l’amministrazione?
«Certo, incontriamo periodicamente le figure più rappresentative, anche in ambito religioso e culturale. L'Amministrazione del nostro e di qualsiasi territorio ha il dovere di dialogare con tutti e avere cognizione di ogni realtà, per poi assumere se necessario le migliori decisioni».
Chiamare la zona commerciale la “Chinatown” di Misterbianco la trova aderente con la realtà?
«Mi sembra un po' riduttivo, un definizione non più al passo con i tempi, per le ragioni che le ho esposto. Il Distretto commerciale di Misterbianco oggi si sta evolvendo e tende sempre più a essere una rete tra soggetti privati e pubblici con l'interesse comune per lo sviluppo del territorio».