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Il giallo del cimitero

L'omicidio di Concetta Velardi, terzo round: annullamento con rinvio della condanna del figlio

È la seconda volta che la Cassazione rispedisce gli atti del processo sul delitto commesso nel 2014

08 Maggio 2026, 06:30

06:40

velardi

Terzo Round. Il caso dell’assassinio di Concetta Velardi avvenuto al cimitero di Catania il 7 gennaio 2014 non ha ancora un epilogo giudiziario. Dovrà infatti essere fissato un Appello ter. La Cassazione ha annullato con rinvio la condanna per omicidio nei confronti del figlio della vittima, Fabio Matà a 15 anni, che è stata emessa l’estate scorsa dalla Corte d’Assise d’Appello di Catania. E già quel verdetto proveniva da un rinvio della Suprema Corte.

Un processo che fu pieno di colpi di scena: il collegio ha nominato la famosa anatomopatologa Cristina Cattaneo, che ultimamente si è occupata anche del delitto di Chiara Poggi a Garlasco. Per poter eseguire la perizia è stata anche riesumata la salma di Concetta Velardi, uccisa con dei grossi massi in una stradina del camposanto a pochi metri dalla cappella dove quotidianamente andava a pregare per l’altro figlio defunto. Quel giorno ad accompagnare la madre al cimitero è stato proprio l’imputato, che però si è allontanato per un certo lasso di tempo. Quando è tornato ha lanciato l’allarme.

Ed è l’intervallo di tempo il fulcro centrale del processo: Velardi è morta nei minuti in cui il figlio era lontano o prima che se ne andasse? Un interrogativo cruciale. Ed è su questo punto che secondo la Cassazione la decisione della Corte d’Assise d’Appello «mostra evidenti criticità logiche». L’illogico starebbe, secondo gli ermellini, nel ritenere «certo un indizio - la collocazione oraria dell’aggressione in un momento in cui Matà era ancora al cimitero» basandolo su una fonte di prova che la Corte stessa ritiene impreciso. Questa anomalia - argomenta la Cassazione - ha un rilievo dirompente nel reputare viziato questo punto della motivazione, dal momento che l’individuazione dell’orario dell’assalto richiede un risultato preciso in quanto la differenza la fanno, nella comparazione con i tempi di allontanamento dell’imputato dalla scena del crimine, anche solo pochi minuti, sicché - aggiungono gli ermellini - una sentenza che debba raggiungere un verdetto di responsabilità oltre ogni ragionevole dubbio non può concedersi approssimazioni.