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7 maggio 2026 - Aggiornato alle 20:47
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la sentenza

Violenza sessuale a Naro, la Cassazione conferma: definitiva la condanna per Troisi

Due anni di reclusione per il venticinquenne che aggredì una settantenne nell'androne di casa. Inutili i tentativi dei legali di ribaltare il verdetto

07 Maggio 2026, 19:52

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Non ci sarà un altro appello, né un’altra verità processuale. Per Calogero Troisi, 25 anni, le porte della giustizia si chiudono con il verdetto più amaro: quello della Corte di Cassazione. Gli Ermellini hanno respinto l’ultimo assalto della difesa, trasformando in via definitiva la condanna a due anni di reclusione per violenza sessuale. Una sentenza che mette fine a un incubo iniziato tra le mura silenziose di un condominio nel cuore dell’Agrigentino, dove la vulnerabilità di una donna di settant’anni è stata violata dalla furia di un giovane che conosceva bene.

La ricostruzione emersa dai tre gradi di giudizio restituisce il fermo immagine di un’aggressione brutale quanto repentina. Non è stato un incontro casuale, ma un pedinamento studiato. Troisi avrebbe seguito la vittima fin dentro l’androne del palazzo, trasformando un luogo familiare in una trappola. Lì, l’orrore: la donna immobilizzata, i vestiti strappati, il tentativo estremo di andare oltre il palpeggiamento. Solo un colpo di fortuna – il rumore casuale di un’auto che si accostava al portone – ha interrotto l’azione del venticinquenne, permettendo alla donna di rifugiarsi, tremante, tra le mura domestiche.

Un colpo di scena che non ha trovato spazio nelle aule romane è stato l’alibi "familiare" tentato dalla difesa. Gli avvocati Salvatore Manganello ed Eliana Salvaggio avevano puntato tutto sulle testimonianze del padre e della compagna dell’imputato, i quali avevano giurato che il giovane, in quei frangenti, si trovasse tra i banchi di un’autoscuola e il bancone di un fruttivendolo. Alibi di ferro per i congiunti, ma di carta per i giudici, che hanno invece dato credito alla lucidità della vittima: affacciatasi alla finestra dopo l’aggressione, aveva visto il suo aguzzino ancora lì, fermo davanti all’ingresso, quasi a voler marcare un territorio ormai violato.