disabilità
L’appello di Rosario: «Provate la mia sedia a rotelle per capire le barriere della città»
Dalle cadute sulle strade cittadine ai problemi quotidiani per entrare nei negozi, il racconto di un siracusano evidenzia una rete di ostacoli urbani che rende difficile la mobilità delle persone con disabilità
«Offro la sedia a rotelle per un giorno agli assessori comunali per capire cosa subisce chi ha una disabilità».
Rosario - che si muove in carrozzina da più di 20 anni - di Siracusa conosce tutte le strade sfracelllate, le buche, i marciapiedi con salita ma senza discesa, gli scivoli non a norma, le strisce pedonali invase dalle automobili, i negozi inaccessibili, gli scaloni che distruggono la schiena, la mortificazione e la maleducazione. Qualche anno fa è caduto per uno scivolo mancante in via delle Olimpiadi, rompendosi un braccio, un’altra si è ribaltato sull’asfalto per una buca a 30 metri dall’ospedale.
«In corso Umberto va tutto male, dalla pavimentazione agli scivoli senza la giusta percentuale di pendenza», la gente incivile la incontra troppo spesso, dalla signora che guida col telefonino in mano e che mi sta per investire ma mi urla “fatti i ca**i tuoi” fino a quello che ti dice “perché non ti stai a casa”, da corso Gelone che è un vero inferno, fino a viale Tica, dove oltre alle buche «ci sono scivoli che finiscono contro un palo sul marciapiede, e per evitarlo rischi di incastrarti con le ruote in un tombino spaccato».
Rosario, che a volte usufruisce delle ciclabili, capita di «trovarci macchine parcheggiate e nessuno scivolo per salire sul marciapiedi». I parchi cittadini sono inaccessibili, e dentro troviamo buche e ostacoli.
Capita spesso che Rosario rinunci a comprare un capo d’abbigliamento che gli piace «perché molti negozi non hanno un accesso, e dobbiamo umiliarci a chiedere di essere sollevati a braccia dai passanti», dai palazzi con ascensori non a norma e altri nuovi ma con ascensori talmente piccoli che la carrozzina non può entrare.
Dice che «le barriere architettoniche non sono solo per chi come me usa la carrozzina, ma è un problema per tutti: mamme col passeggino, anziani, persone con le stampelle o claudicanti».
Quanto una città non a misura di tutti possa mortificare profondamente, Rosario lo spiega con un esempio che scava nella sua esperienza. «Una volta uno posteggiato sulle strisce pedonali mi ha detto “eh, come fai, mi sono fermato solo un attimo”. Per il resto della città un attimo è solo un attimo, per noi un attimo è una vita».