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il retroscena

La difesa di Stasi aspetta le carte e valuta la mossa più delicata

Dopo la chiusura delle indagini su Andrea Sempio, il fronte processuale cambia assetto: tra intercettazioni, revisione e possibile sospensione della pena

08 Maggio 2026, 10:01

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La difesa di Stasi aspetta le carte e valuta la mossa più delicata

C’è un dettaglio che dice più di molte dichiarazioni ufficiali: non l’esultanza, non la rabbia, non la rivincita. La commozione. È così, secondo la sua legale, che avrebbe reagito Alberto Stasi davanti agli ultimi sviluppi dell’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi. Un moto emotivo trattenuto, diverso da quello degli anni passati, mentre il caso di Garlasco, a quasi diciannove anni dall’omicidio del 13 agosto 2007, torna a spostare il suo baricentro. Non più soltanto attorno a una condanna definitiva, ma attorno a una domanda che oggi pesa più di ieri: cosa contengono davvero gli atti appena formati dalla Procura di Pavia?

La giornata dell’8 maggio 2026 segna uno snodo netto. L’articolo 415-bis, cioè l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato ad Andrea Sempio, apre la fase della discovery: da questo momento le parti possono finalmente accedere all’intero fascicolo investigativo, comprese intercettazioni e consulenze. È il passaggio che la difesa di Stasi attendeva da mesi, forse da anni, perché senza leggere le carte complete ogni valutazione resta sospesa tra suggestione e prudenza. E la prudenza, nel linguaggio dell’avvocata Giada Bocellari, resta la prima parola d’ordine: prima gli atti, poi la strategia.

Il punto da cui riparte tutto: “Ora è il momento di vedere gli atti”

La frase è semplice, ma dentro ha tutto il peso del momento: “Ora è il momento di vedere gli atti”. È il cuore della posizione espressa da Giada Bocellari, che con Antonio De Rensis assiste Alberto Stasi. Dopo settimane di indiscrezioni, anticipazioni televisive, stralci di intercettazioni e ricostruzioni giornalistiche, la difesa vuole finalmente misurarsi con il materiale integrale depositato dagli inquirenti. Non con i frammenti, ma con il quadro complessivo.

È un passaggio decisivo anche per una ragione tecnica ma sostanziale: la difesa di Stasi ha già chiarito di essere pronta a presentare una richiesta di revisione della condanna definitiva a 16 anni, pronunciata in via irrevocabile dalla Cassazione il 12 dicembre 2015. Ma la revisione, per diventare davvero credibile sul piano giudiziario e non soltanto mediatico, ha bisogno di elementi nuovi, solidi, coerenti tra loro e soprattutto verificabili. In altre parole, non basta che il nuovo fascicolo sembri promettente: deve reggere.

Questa è la ragione per cui, nonostante il clima di attesa e la pressione pubblica, la linea dei legali non è quella dell’annuncio immediato. Prima la lettura degli atti. Poi, eventualmente, l’istanza. Un approccio che, nel caso Garlasco, appare quasi controcorrente rispetto al rumore che da sempre accompagna la vicenda.

La possibilità più dirompente: chiedere la sospensione dell’esecuzione della pena

Il punto che più colpisce, e che può incidere concretamente sulla vita di Stasi, è un altro. Bocellari ha spiegato che, insieme alla richiesta di revisione, si può chiedere anche la sospensione dell’esecuzione della pena. Fino a poco tempo fa, ha ricordato, la difesa non era orientata in questa direzione. Oggi, però, lo scenario viene descritto come potenzialmente diverso: se il quadro indiziario dovesse rivelarsi davvero solido, e se le intercettazioni di cui si discute trovassero piena conferma, allora quella strada potrebbe essere imboccata.

Non è una sfumatura. È il possibile passaggio da una battaglia di lungo periodo a una richiesta immediata sugli effetti della detenzione. Stasi è detenuto dal 2015, condannato a 16 anni per l’omicidio della fidanzata, e negli ultimi tempi ha ottenuto la semilibertà, dopo essere stato ammesso prima al lavoro esterno e poi al regime che gli consente di uscire durante il giorno. Ma una sospensione dell’esecuzione, se mai venisse chiesta e poi accolta, avrebbe un significato radicalmente diverso: non una misura trattamentale dentro l’esecuzione della pena, bensì un arresto della pena stessa in attesa dell’esito della revisione.

È bene però tenere fermo un punto: al momento non c’è alcuna decisione in questo senso. C’è una ipotesi difensiva dichiarata pubblicamente, condizionata alla consistenza del materiale investigativo. Ed è proprio qui che il fascicolo pavese diventa la vera linea di confine tra prudenza e svolta.

Le intercettazioni e quel passaggio che ha cambiato il tono della difesa

Nel lessico degli ultimi giorni, una parola ricorre più di tutte: intercettazioni. Secondo quanto emerso, sarebbero tra gli elementi ritenuti più rilevanti dalla nuova inchiesta. ANSA ha riferito che, per l’accusa, alcuni ascolti sarebbero significativi sia sotto il profilo del possibile movente, sia perché farebbero riferimento anche a video intimi tra Chiara Poggi e Alberto Stasi, che Andrea Sempio avrebbe visto, maturando – nell’ipotesi investigativa – una forma di ossessione nei confronti della vittima. Sempre secondo la nuova inchiesta, parte di quelle intercettazioni sarebbe stata anche trascritta in modo non corretto nelle precedenti indagini.

Su questo materiale la difesa di Stasi ha usato parole che segnano un cambio di tono. Bocellari ha detto di essere “sobbalzata” leggendo alcuni passaggi e ha aggiunto che, se il testo di una determinata intercettazione fosse confermato e non si trattasse di un episodio isolato, il contenuto sarebbe “agghiacciante”. È da qui che nasce la frase forse più forte di questi giorni: l’obiettivo sarebbe “tirare fuori dal carcere Alberto Stasi il prima possibile”.

Ma anche in questo caso, il confine della correttezza giornalistica impone cautela. Le intercettazioni, da sole, non equivalgono a una prova definitiva. E soprattutto, nel processo penale, il loro valore dipende dal contesto, dai riscontri, dalla coerenza con gli altri elementi e dalla possibilità per le difese di esaminarle integralmente. È per questo che oggi la parola chiave non è ancora verità, ma verifica.

La reazione di Stasi: non ansia, ma commozione

In un caso consumato per anni dentro il linguaggio gelido delle perizie, dei tabulati e delle sentenze, la dimensione umana torna improvvisamente al centro. Secondo quanto riferito dalla sua legale, Alberto Stasi avrebbe reagito alle ultime novità “non con ansia, ma con commozione”. Una reazione che, per chi segue il caso da tempo, segnala un mutamento emotivo e forse anche psicologico. Meno difesa automatica, meno irrigidimento, più consapevolezza del peso che queste nuove carte potrebbero avere.

Lo stesso Stasi, nell’intervista a Le Iene rilanciata in questi giorni, aveva parlato di “uno tsunami di emozioni” e, interrogato su cosa cambierebbe tornando indietro ai tempi delle prime indagini, aveva risposto: “Inizierei a guardare dove stiamo guardando adesso”. È una frase che, al di là del suo valore mediatico, fotografa bene la traiettoria attuale della difesa: spostare il centro dell’attenzione investigativa e giudiziaria altrove rispetto al percorso che ha condotto alla condanna definitiva.

La nuova accusa a Sempio e il cambio di scenario processuale

Sul fronte opposto, intanto, la Procura di Pavia ha chiuso le indagini indicando Andrea Sempio come autore dell’omicidio di Chiara Poggi. Secondo le contestazioni anticipate dalle fonti disponibili, l’accusa è di omicidio volontario con le aggravanti dei motivi abbietti e della crudeltà. Nella ricostruzione accusatoria, la vittima sarebbe stata uccisa dopo aver respinto un approccio sessuale; l’azione sarebbe stata particolarmente violenta, con almeno dodici lesioni al cranio e al volto.

È un punto essenziale, perché ridisegna il caso non come una semplice riapertura d’indagine laterale, ma come una contestazione piena, specifica, strutturata. La stessa Bocellari ha definito il nuovo capo di incolpazione “molto analitico” e “molto più preciso” rispetto a quello che anni fa era stato contestato a Stasi. È una valutazione di parte, naturalmente, ma aiuta a comprendere perché la difesa ritenga che stavolta non si sia davanti a un’ipotesi vaga o esplorativa.

Resta però un dato imprescindibile: Sempio si dichiara estraneo ai fatti e i suoi legali, dopo l’interrogatorio del 6 maggio 2026, hanno scelto di attendere la piena discovery prima di entrare nel merito delle contestazioni. Anche questo fa parte del quadro: la nuova fase giudiziaria è appena iniziata, non conclusa.

Il ruolo di Milano e la revisione possibile

Sul piano istituzionale, un altro passaggio importante riguarda la Procura generale di Milano. Il procuratore capo di Pavia, Fabio Napoleone, ha già incontrato la procuratrice generale Francesca Nanni, che ha dichiarato pubblicamente: “Siamo pronti a chiedere la revisione, valuteremo le carte”. Una formula misurata, ma molto significativa. Significa che non c’è soltanto l’iniziativa della difesa di Stasi: esiste anche un’interlocuzione formale tra uffici giudiziari su un possibile riesame della condanna.

La stessa Nanni ha sottolineato che non sarà uno studio “né veloce né facile”. Ed è forse la definizione più onesta del momento attuale. Perché il caso Garlasco, pur dentro l’accelerazione di queste settimane, resta un caso giudiziariamente complesso: c’è una sentenza definitiva, ci sono anni di processi alle spalle, c’è una nuova inchiesta che dovrà reggere al vaglio del contraddittorio, e c’è infine il problema più delicato di tutti, quello dell’eventuale coesistenza tra una verità processuale passata in giudicato e una nuova ipotesi accusatoria sullo stesso delitto.

La famiglia Poggi resta ferma: per loro il colpevole è Stasi

Mentre la difesa di Stasi vede aprirsi uno spazio, il fronte della famiglia Poggi resta saldo nella convinzione opposta. I legali dei genitori di Chiara, Gian Luigi Tizzoni, e di Marco Poggi, Francesco Compagna, hanno ribadito che per loro il colpevole resta Alberto Stasi. Tizzoni ha parlato di un dolore insanabile e della convinzione che si stia tentando di sottrarre a Stasi quel ruolo. Compagna, dal canto suo, ha ridimensionato il peso delle nuove registrazioni, definendole lontane da un dato realmente confessorio.

È una posizione che non sorprende, ma che merita rispetto anche per ciò che rappresenta: la continuità di una convinzione maturata dentro anni di processi e sofferenza privata. In questa storia, infatti, ogni sviluppo giudiziario ha sempre avuto un doppio effetto: processuale da una parte, umano dall’altra. E ogni nuova ipotesi riapre anche ferite che non si sono mai richiuse davvero.

Il nodo Marco Poggi, definito “ostile” dagli inquirenti

Tra gli elementi più delicati emersi in queste ore c’è poi la posizione di Marco Poggi, fratello della vittima e amico storico di Andrea Sempio. Secondo quanto anticipato dal Tg1 e ripreso da più testate, gli investigatori avrebbero definito Marco un testimone “ostile” e impegnato in una “costante difesa d’ufficio” di Sempio. Durante un’audizione del 20 maggio 2025, avrebbe anche detto ai carabinieri: “In questa situazione mi state influenzando”. Gli audio delle intercettazioni sarebbero poi stati fatti ascoltare nuovamente a Marco Poggi nell’audizione del 6 maggio 2026, senza fargli mutare posizione sull’estraneità dell’amico.

Anche qui bisogna evitare scorciatoie. “Ostile” è una qualificazione investigativa, non una sentenza morale. Indica, semmai, la difficoltà degli inquirenti nel far emergere una collaborazione ritenuta piena e lineare. Ma il fatto che questa valutazione compaia nel fascicolo, e venga resa nota in un passaggio così sensibile, mostra quanto il nuovo impianto accusatorio stia toccando non solo il profilo di Sempio, ma anche la rete di relazioni che ha accompagnato il caso per quasi due decenni.

Un caso che non torna semplicemente indietro: cambia forma

Dire che il caso Garlasco “si riapre” è corretto solo in parte. In realtà, il punto è più profondo: il caso cambia forma. Per anni la vicenda è stata raccontata come una storia chiusa sul piano giudiziario e aperta solo nel dibattito pubblico. Oggi non è più così. Oggi esiste una nuova inchiesta formalmente chiusa su Andrea Sempio, una possibile richiesta di revisione per Stasi, una interlocuzione con la Procura generale di Milano, e perfino l’ipotesi – tutta da verificare – di una richiesta di sospensione dell’esecuzione della pena.

È questo, più ancora delle frasi forti o delle anticipazioni televisive, il dato vero da consegnare ai lettori. Non siamo davanti a un colpo di scena da talk show, ma a una fase processuale nuova, molto concreta, che può avere conseguenze enormi. La prima riguarda Alberto Stasi. La seconda riguarda Andrea Sempio. La terza, forse la più difficile da nominare, riguarda la credibilità stessa di un lungo pezzo di verità giudiziaria italiana.

Adesso, davvero, contano le carte. Tutto il resto – reazioni, interviste, suggestioni, schieramenti – resta sullo sfondo. Perché in un processo che ha attraversato 2007, 2015 e ora 2026, la differenza tra svolta e illusione la fanno ancora gli atti. E la difesa di Stasi, su questo, è stata chiarissima: prima leggerli, fino in fondo. Poi decidere se chiedere non solo la revisione, ma persino che quell’uomo in carcere da oltre dieci anni smetta di esserlo, almeno in attesa che la giustizia rilegga se stessa.