Dopo le polemiche
Mercatino allo Zen "vietato" per i funerali, i familiari di Barone attaccano La Vardera: "Ci ha diffamati, non un gesto mafioso ma di rispetto"
I figli di Carmelo Barone respingono le accuse di mafia, rivendicano l'assoluzione, denunciano ritardi nelle cure e annunciano querela dopo la polemica sul mercatino allo Zen
Dopo le polemiche seguite ai funerali di Carmelo Barone, celebrati allo Zen, e alle dichiarazioni del deputato regionale Ismaele La Vardera, intervengono i figli Andrea e Giuseppe, che respingono le accuse e parlano di “diffamazione”.
“Non siamo mafiosi, nella vita abbiamo sbagliato per necessità sia noi che nostro padre ma abbiamo pagato – dichiarano -. Nostro padre viveva allo Zen da 40 anni, conosceva tutti. Frequentava l’associazione Padre Pio, giocava a bocce e a carte. Le persone del mercatino erano suoi amici”.
Al centro delle polemiche, come noto, la mancata apertura del mercato rionale nel giorno delle esequie. Un episodio che ha alimentato un acceso dibattito politico e mediatico. Ma la famiglia Barone ridimensiona la vicenda: “Non è la prima volta che in quartiere, in occasione di un lutto, il mercatino non si svolge. Nei quartieri spesso si fa per personaggi conosciuti e nostro padre era molto ben voluto”.
I figli del defunto pongono l’accento anche sul passato giudiziario, rivendicando l’esito dei procedimenti: “Siamo stati arrestati, ma assolti con formula piena. Abbiamo scontato tre anni e mezzo di carcere e poi siamo stati assolti. Questo però non viene raccontato da Lavardera, ma si continua a infangare una famiglia in un momento così delicato”.
Nella loro ricostruzione, emerge anche il tema delle condizioni di salute del padre, per il quale parlano apertamente di presunti ritardi nelle cure: “Dal 2021 - data dell'arresto - lamentava un’ernia inguinale. Dopo due anni e mezzo è stato operato, ma si trattava di un tumore già diffuso. È uscito dal carcere malato, con metastasi”.
I figli ricordano le tappe principali della vicenda giudiziaria del padre: l’arresto nel gennaio 2021, una prima scarcerazione per insufficienza di prove, il successivo ritorno in carcere dopo l’appello della Procura e, infine, la scarcerazione nel 2024 per incompatibilità con il regime detentivo, seguita dall’assoluzione “perché il fatto non sussiste”.
“Chiediamo rispetto – aggiungono -. Non si possono usare certe parole per ottenere consenso e voti”.
La famiglia annuncia inoltre iniziative legali nei confronti del parlamentare: “Procederemo per vie legali, soprattutto per tutelare la memoria di nostro padre”.
Infine, Giuseppe Barone sottolinea il proprio percorso personale: “Da più di quattro anni lavoro con l'impresa sociale Rigenerazioni e ogni giorno provo ad aiutare i giovani che hanno sbagliato a cambiare vita. Credo che chi sbaglia possa avere una seconda possibilità. Oggi queste accuse alla mia famiglia, ci fanno molto male, siamo addolorati dalla morte di nostro padre e da questa cattiveria. Abbiamo sbagliato in passato, ma non siamo mai stati mafiosi”.
La vicenda resta al centro dell’attenzione, mentre proseguono gli accertamenti sull’episodio del mercatino non svolto nel quartiere Zen.