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I carabinieri smontano il caso Stasi: «Elementi contraddittori, alcune evidenze paradossali»

Nella nuova informativa depositata agli atti dell’inchiesta su Andrea Sempio, gli investigatori mettono in discussione alcuni dei presupposti che portarono alla condanna definitiva dell’ex fidanzato di Chiara Poggi

08 Maggio 2026, 13:14

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I carabinieri smontano il caso Stasi: «Elementi contraddittori, alcune evidenze paradossali»

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, nuove carte investigative rischiano di riaprire uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi decenni. Nella nuova inchiesta della Procura di Pavia, che individua in Andrea Sempio il possibile autore del delitto, emerge un passaggio destinato a far discutere: i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano mettono in dubbio, nero su bianco, alcuni dei presupposti che portarono alla condanna definitiva di Alberto Stasi.

Nell’informativa depositata agli atti dell’indagine, gli investigatori dedicano un capitolo specifico alle «evidenze» che, secondo la nuova ricostruzione accusatoria, escluderebbero la responsabilità dell’ex fidanzato della vittima.

«Appare francamente difficile percorrere con logica il filo di una suggestione creata in fase processuale e cavalcata mediaticamente in 18 anni. Tutti gli elementi, o presunti tali, di questa vicenda sono contraddittori», scrivono i militari.

Parole pesanti, che segnano una netta presa di distanza rispetto al percorso investigativo e processuale che nel 2015 portò alla condanna definitiva di Stasi a 16 anni di carcere.

Nello stesso documento, secondo quanto emerge dagli atti, alcuni degli elementi valorizzati nei precedenti procedimenti vengono definiti dagli investigatori «incomprensibili» e, in alcuni casi, addirittura «paradossali». Un giudizio che potrebbe avere conseguenze rilevanti sul piano processuale.

La nuova inchiesta coordinata dalla Procura di Pavia ha infatti portato alla chiusura delle indagini preliminari nei confronti di Sempio, già archiviato due volte in passato, ma tornato al centro degli accertamenti dopo nuove analisi investigative e il riesame di materiale biologico e documentale.

Il nuovo impianto accusatorio potrebbe ora aprire la strada a una richiesta di revisione del processo a carico di Stasi, ipotesi che i suoi legali avevano già tentato di percorrere negli anni scorsi portando nuovi elementi su impronte e Dna.

Il delitto di Garlasco, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia della giovane, torna così a vivere una fase potenzialmente decisiva. E questa volta, a mettere in discussione il quadro che per anni ha retto in aula, sono gli stessi investigatori chiamati a ricostruire da capo una delle pagine più controverse della cronaca giudiziaria italiana.