Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
9 maggio 2026 - Aggiornato alle 07:15
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

Il caso

Cardiochirurgia pediatrica, pressing sul Bambin Gesù: «L’équipe non lasci Taormina»

Missione romana per il sindaco De Luca che andrà a braccetto col governatore Schifani. Il segretario di Fp Cgil Messina Trino: «Persa un anno fa l’occasione di portarla al Papardo»

09 Maggio 2026, 07:00

07:01

Cardiochirurgia pediatrica, i genitori del Comitato: "La salute dei nostri figli non è negoziabile"

Un viaggio a Roma, quasi una “missione” visto la meta: il Bambin Gesù, l’ospedale del Vaticano che nei giorni scorsi ha annunciato il termine, al 30 giugno, della convenzione con il Centro Cardiologico Pediatrico del Mediterraneo (Ccpm) di Taormina. E ad annunciare il viaggio è Cateno De Luca, sindaco della città, deputato Ars e leader di Sud chiama Nord. E ci andrà con un compagno di avventura inatteso: con il governatore Renato Schifani.

«Ieri sono stato contattato dal presidente Schifani, che mi ha tranquillizzato sulla vicenda e mi ha confermato che andremo insieme a Roma: lui in qualità di presidente della Regione, io in qualità di sindaco di Taormina. Andremo a confrontarci con il Bambin Gesù e a compiere tutti i passaggi necessari affinché l’équipe che si è distinta in oltre vent'anni di attività resti a Taormina». Il destino dell’ospedale sembrava chiaro e senza scossoni, prima dell’annuncio del Vaticano. Oltre un anno fa, nel ridefinire la rete ospedaliera siciliana, il reparto era stato associato al Policlinico Rodolico-San Marco di Catania. «Il primo passo - prosegue De Luca - era proprio questo: inserire il Ccpm nella rete ospedaliera. Adesso attendiamo che venga definito e approvato in via conclusiva il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera - aggiunge - Rispetto alla posizione del Bambin Gesù, bisogna comprendere bene cosa significhi questa comunicazione. Gli aspetti amministrativi e gestionali non competono al sindaco, ma devono essere impostati in modo corretto per garantire la compatibilità con la richiesta formulata dalla Regione Siciliana: mantenere a Taormina quell'équipe e questo servizio».

La vicenda è diventata la prima vera urgenza per il neo assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, che due giorni fa, a poche ore dalla lettera dal Bambin Gesù, ha incontrato i direttori generali dell'Asp di Messina, Giuseppe Cuccì, e del Policlinico di Catania, Giorgio Giulio Santonocito. E al termine del quale ha detto che «Vogliamo garantire che i livelli di assistenza non verranno mai meno», anche rispondendo al comunicato del comitato dei genitori dei piccoli pazienti, che ribadivano come «per noi questa non è una pratica amministrativa. Non è una questione politica. Qui si parla della vita dei nostri figli».

Da Roma la disponibilità a un passaggio di consegne senza scossoni è stata messa nero su bianco. Un’apertura che dovrebbe portare all’ennesima proroga, una prassi negli anni passati ma che da un anno sembrava superata. Ma a non stupirsi per lo stato attuale delle cose Antonio Trino, segretario generale della Funzione pubblica Cgil di Messina. «Per anni ho seguito la vicenda - esordisce - e l’unico punto da evidenziare è come si sia persa l’occasione di trasferire la cardiochirurgia pediatrica al Papardo di Messina che, anche in risposta a quanto stabilito dal Ministero, aveva già i locali per accogliere il reparto accanto agli adulti. Serviva solo organizzare la logistica e definire le questioni burocratiche per il trasferimento del personale. L‘ho detto pubblicamente e lo ribadisco: la proroga ci sarà, come è già successo tante volte in passato e questa situazione andrà avanti finché non si definiranno i dettagli con il Policlinico di Catania. Del resto- conclude - la politica messinese non ha fatto nulla per mantenerlo sul territorio. Compreso De Luca».

Il sindaco di Taormina dal canto suo ribadisce: «Ho seguito la vicenda fin dall’inizio. Da sindaco ho chiesto con forza che venisse inserito nella rete ospedaliera regionale e devo riconoscere che il presidente Renato Schifani ha mantenuto l’impegno assunto. Le cose vanno sempre chiamate con nome e cognome: Schifani, su mia espressa richiesta, ha fatto ciò che per dieci anni non era stato fatto».