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l'inchiesta

Lo scandalo dei referti istologici a Trapani, i periti in tribunale: «Dall'assessorato regionale in giù, tutti sapevano del caso»

Nell'incidente probatorio in corso i periti si sono soffermati sui profili di responsabilità per ognuno dei 19 indagati

09 Maggio 2026, 08:30

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Lo scandalo dei referti istologici a Trapani, i periti in tribunale: «Dall'assessorato regionale in giù, tutti sapevano del caso»

L'assenza, giustificata per motivi di salute, del difensore di uno degli indagati, ha rinviato a giugno la conclusione dell'incidente probatorio che si sta svolgendo da settembre scorso dinanzi al gip Massimo Corleo richiesto dalla procura nell'ambito dell’indagine scaturita dal cosiddetto scandalo dei tumori che ha travolto l'Asp di Trapani. Tremila esami istologici non definiti per tempo. La storia di alcuni malati oncologici, a cominciare da quella dell'insegnante mazarese Maria Cristina Gallo, che per prima denunciò lo scandalo. Il gip in video conferenza l’ha potuta anche ascoltare, come chiesto dal pm. Un mese prima della sua scomparsa avvenuta nell'ottobre scorso.

In aula a rispondere alle domande del pm Antonella Trainito e poi dei difensori, c’erano i periti nominati dal giudice, i professori Lorenzo Livi, Vincenzo Nardini e Paolo Procaccianti. Passo passo sono state affrontate le 552 pagine della loro perizia.

Nero su bianco i periti si sono soffermati sui profili di responsabilità per ognuno dei 19 indagati: qualche posizione, per le indiscrezioni circolate, pare sia destinata ad essere stralciata, ma si tratta di posizioni secondarie nell'ambito dell'indagine. Ma è emerso con chiarezza come fosse notorio da tempo, ancora prima del 2024, la crisi organizzativa dell'Anatomia Patologica, il servizio ospedaliero che tra Trapani e Castelvetrano avrebbe dovuto eseguire gli accertamenti istologici.

Concorsi andati deserti, una carenza di personale che era nota anche all’assessorato regionale alla Salute. «Dinanzi all'assoluta gravità dei fatti non si sono tenute riunioni di verifica», hanno scritto i tre periti che hanno rimarcato come solo dopo l'esplodere dello scandalo si è fatto quello che nei mesi antecedenti non era stato mai definito e cioè il coinvolgimento di altre strutture per colmare i ritardi.