Villaggio Santa Rosalia
Omicidio a Palermo, il sedicenne sotto torchio: la sua versione non convince, ecco perchè
Sedicenne confessa l'omicidio di Pietro De Luca, ex infermiere trovato senza vita in un casolare: indagini in corso su movente, ora del decesso e discrepanze tra la sua versione e i rilievi della scientifica.
È sotto interrogatorio il sedicenne che ha ammesso l’omicidio di Pietro De Luca, ex infermiere dell’ospedale Civico oggi in pensione, rinvenuto senza vita in un casolare immerso nel verde a ridosso del fiume Oreto.
Restano da definire con precisione sia l’orario del decesso, che potrebbe risalire alla mattinata di ieri, sia il movente.
In base a una prima ricostruzione, la vittima sarebbe stata colpita tre volte con un pesante tubo di metallo, al culmine di una colluttazione con il minorenne. La versione fornita dal ragazzo è al vaglio degli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Palermo, coordinati dalla Procura per i minorenni, poiché alcuni passaggi non coincidono del tutto con i rilievi effettuati dalla Polizia scientifica sulla scena del crimine.
Raggiungere quel rustico non è agevole: il percorso è impervio e isolato. Il giovane, a quanto pare, conosceva bene la zona. Il padre del sedicenne è proprietario di un terreno confinante con la proprietà di De Luca.
L’area è un dedalo di viuzze punteggiate da costruzioni in cemento armato; l’accesso alla stradina che conduce al casolare è sbarrato da un cancello, oltre il quale si trova l’abitazione rurale.
Quando gli agenti sono intervenuti nel rione Villaggio Santa Rosalia, si sono trovati di fronte a una scena cruenta: il corpo di De Luca giaceva in una pozza di sangue con gravissime lesioni al cranio, verosimilmente provocate dai colpi inferti con il tubo metallico recuperato poco distante.
Per ore i tecnici della Scientifica hanno passato al setaccio l’immobile; sul posto è arrivato anche il medico legale, cui spetterà stabilire l’esatto momento della morte.
Alcuni vicini hanno riferito che era insolito vedere l’uomo trattenersi lì fino a tardi, non essendo sua consuetudine attardarsi nel casolare. Successivamente sono giunti la moglie e il figlio della vittima, visibilmente sconvolti.
“Beviamo qualcosa”. Così avrebbe detto Pietro De Luca al sedicenne che ha confessato di averlo ucciso, secondo quanto il minore ha riferito nel corso dell’interrogatorio davanti al pm.
La proposta non gli era parsa anomala: i due si conoscevano. Il ragazzo lavorava nel terreno del padre, confinante con la proprietà dell’ex infermiere, in via Buonpensiero a Palermo, e si occupava degli animali. De Luca gli avrebbe offerto una bevanda alcolica, poi avrebbe iniziato a fare delle avance sessuali. A quel punto sarebbe scoppiata la lite. Il giovane sostiene di aver colpito l’uomo alla testa con un grosso tubo per tre volte. Racconta inoltre di essere rimasto nella baracca accanto al corpo e, per non destare sospetti nella moglie — che abita in un palazzo non distante —, di averle inviato alcuni sms dal cellulare della vittima: “Sono ancora qua”, avrebbe scritto.
Il padre del ragazzo risulta avere un precedente per detenzione abusiva di armi e, alcuni anni fa, il suo nome era emerso in un’inchiesta. Il racconto del minore è tuttora oggetto di verifica da parte della Squadra Mobile, che indaga anche per accertare se abbia ricevuto l’aiuto di qualcuno.