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il fatto

Favignana, il silenzio-assenso diventa il "piede di porco" per la speculazione sulle Egadi

Il Tar riapre il progetto per 600 metri quadrati sul Preveto, tra vuoto normativo, ritardi e sospetti di speculazione

10 Maggio 2026, 11:11

11:20

Yacht di 15 metri affonda al largo di Favignana: salvi i 7 che erano sullo scafo,  cinque adulti e due minori

Le norme di garanzia che diventano il "piede di porco" per aprire le porte che proteggono il territorio. Quando sembrava che il pericolo fosse scampato, grazie anche alle iniziative di un comitato civico e dei parlamentari dei 5 Stelle, ecco che a Favignana spunta fuori nuovamente, grazie ad una sentenza del Tar, il progetto per allestire una zona ricettiva in 600 metri quadrati di costa, nell’area incontaminata che sovrasta l'isola del Preveto. I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso della Wild, applicando, alla lettera, la norma del silenzio assenso. Il progetto era stato bocciato, nel 2024, dalla Soprintendenza, ma oltre il termine fissato per la decisione.

La questione è seria, le Egadi sono prive ancora di un piano per l'utilizzo del demanio marittimo, e basta un ritardo per mandare avanti un qualsiasi progetto. «Più che il silenzio assenso - commenta il sindaco Giuseppe Pagoto - servirebbe un silenzio diniego». Il caso è approdato alla Camera, con l'interrogazione ai ministri delle Infrastrutture e dell'Ambiente da parte della pentastellata Ida Carmina. Sulla salvaguardia ambientale delle Egadi, anche la 5 Stelle Cristina Ciminnisi alla Regione ha acceso i riflettori: «Ci sono 300 richieste di concessioni edilizie in corso, e nel 2026 l'assessora al Territorio è stata capace di rispondere ad una mia interrogazione del 2024».

Situazione «allarmante e fuori controllo» l'ha definita l'on. Carmina: «Opere in prossimità del demanio marittimo e interventi turistico-ricettivi sono uno scempio silenzioso consumato nell’inerzia generale delle istituzioni, pareri mai espressi, controlli assenti. Impianti presentati come stagionali destinati a diventare definitivi, così si smantella pezzo dopo pezzo uno dei patrimoni naturalistici più preziosi del Paese». Un eco sistema fragile, smaltimento dei reflui incontrollato, sfruttamento delle falde acquifere. «Non è solo una questione ambientale, è una questione di legalità e di modello di sviluppo. Dove lo Stato arretra, avanzano pratiche opache e interessi che nulla hanno a che vedere con la tutela del territorio».

Con la scusa di offrire momenti suggestivi al mare, c'è un proliferare di richieste per aperture di strutture, si specula sulla ricerca di momenti spensieratezza del turista, ma se non si ostacola queste spregiudicatezze da qui a qualche anno l'isola perderà ogni sua qualità ambientale. Le Egadi rientrano nella riserva marina più grande d'Europa, ma stranamente l'Amp non è chiamata a rendere parere sui progetti. Mentre chi è chiamato a dare parere è in ritardo, e quindi scatta il silenzio assenso. Inerzia e scaricabarile che potrebbero essere non casuali e semmai risultare "complici" di speculazioni. Attendersi risposte dai Governi di Roma e Palermo? «Cosa ci si può aspettare - chiosa l'on. Carmina - da chi negli anni ha martoriato il territorio, favorendo l’abusivismo a colpi di sanatorie?».