ministero condannato
Carta del Docente ai precari: nuova storica sentenza del Tribunale di Agrigento
Accolto il ricorso di un’insegnante della scuola dell’infanzia: riconosciuto il diritto alla formazione per il biennio 2020-2022
Il muro della discriminazione tra docenti di ruolo e precari segna un altro importante cedimento. Con una sentenza depositata il 7 maggio 2026, il Tribunale del Lavoro di Agrigento ha riaffermato un principio che, sebbene ormai consolidato nella giurisprudenza europea, continua a richiedere battaglie legali per essere pienamente applicato: il diritto all'aggiornamento professionale non ha scadenza contrattuale.
Al centro della vicenda una docente agrigentina della scuola dell'infanzia che, negli anni scolastici 2020/2021 e 2021/2022, aveva prestato servizio come supplente fino al termine delle attività didattiche. Nonostante l'obbligo di formazione gravi sulle spalle di ogni insegnante, lo Stato le aveva negato l'accesso ai 500 euro annui della "Carta del Docente". Una disparità di trattamento corretta ora dai giudici del lavoro, che hanno accolto il ricorso promosso dagli avvocati Francescochristian Schembri e Michele Melfa.
Il Ministero dell’Istruzione è stato condannato ad accreditare alla ricorrente le somme spettanti per il biennio rivendicato, maggiorate di interessi e rivalutazione monetaria. La sentenza richiama con fermezza l'orientamento della Corte di Cassazione e della Corte di Giustizia dell'Unione Europea: escludere i precari da questo beneficio è illegittimo.
"Questa decisione – hanno dichiarato i legali Melfa e Schembri – conferma che il diritto alla formazione appartiene a tutti i docenti, indipendentemente dalla natura del contratto. Viene evidenziata l’illegittimità di un sistema che per anni ha escluso migliaia di insegnanti da un beneficio fondamentale".
La pronuncia non è solo una vittoria individuale per la docente, oggi stabilizzata, ma rappresenta un tassello cruciale verso la piena parità di trattamento nel comparto scuola, eliminando quella distinzione tra docenti di "serie A" e "serie B" che per troppo tempo ha penalizzato chi garantisce quotidianamente il funzionamento dell'istruzione pubblica italiana.