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il caso

Il presidio sanitario divenuto meta dei raid notturni dei vandali

L’edificio, nei pressi dei complessi Ninfo a Motta S. Anastasia, è rimasto incompiuto per l'improvvisa morte del proprietario

10 Maggio 2026, 21:31

21:40

Il presidio sanitario divenuto meta dei raid notturni dei vandali

Un gigante silenzioso, sospeso tra ciò che poteva essere e ciò che non è mai diventato. La clinica privata situata nei pressi dei complessi Ninfo di Motta S. Anastasia, è da decenni un simbolo di incompiutezza e degrado.

La sua storia affonda le radici tra gli Anni Ottanta e Novanta, quando la costruzione, ormai prossima al completamento, si arrestò bruscamente a causa dell’improvvisa morte del proprietario.

Da quel momento, la struttura ha iniziato una lenta ma inesorabile trasformazione. Quello che doveva essere un presidio sanitario al servizio del territorio è diventato, nel tempo, rifugio di vandali e meta di incursioni notturne. Attrezzature ospedaliere saccheggiate, infissi distrutti, ambienti devastati: l’interno dell’edificio oggi porta i segni evidenti di anni di abbandono e incuria.

Una situazione che ha esasperato i residenti dei complessi Ninfo, in particolare quelli che vivono a ridosso della struttura. Più volte sono state presentate denunce per segnalare atti vandalici e intrusioni.

Il senso di insicurezza e frustrazione si è così stratificato nel tempo, alimentando anche un sottobosco di racconti e dicerie. Come spesso accade nei luoghi dimenticati, la clinica è diventata protagonista di storie sospese tra realtà e leggenda, contribuendo a costruirne un’aura quasi inquietante.

A fare chiarezza è stato il sindaco di Motta S. Anastasia, Antonio Bellia, che ha voluto ridimensionare le speculazioni e riportare il discorso su un piano concreto. «È tutto molto semplice - ha dichiarato - c’è un proprietario, l’ingegnere Bentivegna, che ha acquistato il terreno con la struttura e intende venderla a chi opera nel settore, per finalità sanitarie, coerentemente con la destinazione urbanistica».

Il primo cittadino ha inoltre sottolineato la disponibilità dell’Amministrazione comunale a supportare eventuali acquirenti: «Come Amministrazione siamo a completa disposizione attraverso l’Ufficio tecnico comunale, per chiunque voglia investire su questa struttura».

Parole che aprono uno spiraglio, anche se la strada verso una reale riqualificazione appare tutt’altro che breve. Le condizioni dell’edificio, compromesse da decenni di abbandono, richiederanno interventi significativi e investimenti consistenti. Non sarà una rinascita immediata, né semplice.

Tuttavia, l’idea che questo “ecomostro” possa un giorno essere recuperato e restituito alla collettività rappresenta una speranza a cui aggrapparsi. Da simbolo di degrado a possibile risorsa: la clinica incompiuta resta lì, immobile, ma forse non più destinata a restare per sempre un relitto del passato.