L'agguato il 10 maggio 1996
Omicidio Ilardo: ancora tanti buchi dopo 30 anni. L’accelerazione del delitto e gli “spifferi” di Stato
Fu ammazzato pochi giorni prima di diventare un collaboratore di giustizia. Condannati i mafiosi, ma i mandanti esterni non sono mai stati scoperti
Trent’anni sono una vita intera. Luigi Ilardo è stato ammazzato il 10 maggio 1996 in via Quintino Sella. I sicari l’hanno aspettato sotto casa e hanno sparato. Senza pietà. Quella morte è rimasta per anni chiusa nei cassetti dei casi irrisolti. Non fu un omicidio come gli altri: Ilardo era la fonte Oriente del colonnello del Ros, Michele Riccio. Da infiltrato dentro Cosa Nostra - era della famiglia di “sangue” dei Madonia di Caltanissetta - aveva permesso l’arresto di moltissimi latitanti e pezzi grossi della mafia siciliana. Questo accadde soprattutto nel periodo in cui Riccio lavorava nella Dia. Ilardo parlava, parlava. E raccontava. Conosceva molti segreti, legati anche ai rapporti fra la mafia siciliana, la massoneria e servizi deviati. E aveva anche molte informazioni sulle Stragi. Quei temi scottanti li aveva sfiorati con il colonnello. Le carte però le avrebbe svelate dettagliatamente quando sarebbe un collaboratore di giustizia. Ma non ne ebbe il tempo. Per motivi che nessuno ha mai capito, Ilardo dopo l’incontro a Roma con l’allora capo della procura di Caltanissetta Giovanni Tinebra (ormai morto), il procuratore di Palermo Giancarlo Caselli e la pm Teresa Principato fu rispedito a Catania. E pochi giorni dopo fu ammazzato. Le dichiarazioni che rese quel giorno furono appuntate in un foglio volante che poi andò perso.
Alla fine, quasi venti anni dopo, i sicari e gli organizzatori del delitto dell’infiltrato sono stati individuati. E sono stati anche condannati. Ma quella sentenza diventata irrevocabile ha raccontato solo un pezzo di verità su quell’omicidio. Nelle sentenze i giudici parlano di “spifferi” e “accelerazioni”, ma da chi sia stata creata la falla istituzionale non è mai stato scoperto. Il nome di Gino Ilardo compare nel processo Trattativa Stato-Mafia. Poi nella mancata cattura di Bernardo Provenzano a Mezzo Juso nel 1995. Al di là delle assoluzioni restano davvero tanti punti interrogativi aperti. Altri buchi. C’è stato un filone d’indagine alla procura di Catania sui mandanti esterni - contro ignoti - dell’omicidio di Ilardo. Ma è finito con un’archiviazione. Una notizia non digerita bene dai familiari, soprattutto dalla figlia Luana che da anni studia, analizza, viviseziona tutto il fascicolo sull’omicidio per trovare chi consegnò il padre nelle mani sporche degli assassini di Cosa Nostra. Fino a ieri, come ha scritto in un post, ha trascorso il giorno del trentesimo anniversario ascoltando la voce di un pentito che raccontava i dettagli dell’agguato mafioso. Gino Ilardo è stato un mafioso che dopo anni di carcere aveva deciso di passare dalla parte dello Stato. Ma gli fu tappata la bocca. Forse con le sue rivelazioni avremmo risolto molti dei misteri di questo Paese. Invece con la sua morte ne abbiamo aggiunto un altro.