le indagini
Due omicidi in 24 ore a Palermo: il filo rosso della droga tra Cep e via Montalbo
La morte di Barrile potrebbe essere collegata agli episodi di giorni fa. Dubbi sulla versione del killer 16enne
Dopo un sabato di sangue come non se ne vedeva da tanto tempo, Palermo si è svegliata piena di domande, di dubbi. Due omicidi ancora tutti da chiarire, con tanti, tantissimi punti oscuri.
Sono andati avanti tutta la notte gli interrogatori ai familiari, conoscenti e amici di Placido Barrile, 34 anni, assassinato nel quartiere Cep all’interno di una Smart parcheggiata in via Filippo Paladini. I carabinieri del reparto operativo hanno acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona per cercare di ricostruire quanto successo. Barrile, che aveva precedenti per rapina e spaccio di droga, è stato freddato con cinque colpi d'arma da fuoco al viso e alla testa. Un’esecuzione che non gli ha lasciato scampo. La procura ha disposto l’autopsia. I primi a precipitarsi nella zona sono stati oltre ai familiari anche gli amici di Lino Celesia, il giovane ucciso fuori dalla discoteca Noct3 di via Pasquale Calvi la notte del 21 dicembre 2023. I due erano amici.
Per individuare l’assassino si cerca il movente. Potrebbe essere un omicidio maturato nel mondo dello spaccio. Stesso movente che sarebbe alla base della sparatoria avvenuta in questi giorni prima in via Don Minzoni e poi in via Montalbo nei giorni scorsi: in quegli episodi sono rimasti feriti Danilo D’Ignoti, ritenuto il bersaglio dei killer, e una donna colpita per errore. Gli inquirenti non escludono un possibile filo rosso tra le sparatorie che stanno alimentando timori in città.
Parallelamente, proseguono gli accertamenti nel casolare lungo il fiume Oreto, in via Buonpensiero, dove è stato ucciso Pietro De Luca, infermiere in pensione di 69 anni. A colpirlo alla testa con un tubo di metallo sarebbe stato un sedicenne che ha confessato il delitto alla polizia. Secondo le prime risultanze della Squadra Mobile, il tubo non si trovava all’interno del casale ma sarebbe stato portato dal ragazzo: un elemento ritenuto incompatibile con un gesto d’impeto e che, se confermato, metterebbe in discussione la sua versione, secondo cui avrebbe reagito ad alcune avance sessuali. Il minorenne ha raccontato di essere stato invitato per una bevuta e di avere agito per difendersi da un approccio indesiderato. La Procura, al momento, non avrebbe riscontri su un’aggressione a sfondo sessuale. Il giovane avrebbe infierito su De Luca mentre era a terra, provocandogli la frattura del cranio. Si cerca inoltre di fissare con esattezza il momento dell’omicidio, che potrebbe risalire alla mattina di venerdì.
L’analisi dei telefoni e l’audizione dei familiari della vittima e del minorenne serviranno a ricostruire le dodici ore successive al delitto e precedenti alla costituzione del ragazzo, durante le quali dal cellulare di De Luca sono partiti messaggi alla moglie, rimasta a casa a poco più di un chilometro dal casolare: «Sono ancora qui, faccio tardi». Per gli investigatori, in quel frangente il pensionato era già deceduto.
Il sedicenne è detenuto al carcere Malaspina, indagato per omicidio. In settimana sarà fissato l’interrogatorio davanti al giudice per la convalida o meno del fermo. Nelle stesse giornate è attesa anche l’autopsia sul corpo di De Luca.