il delitto di garlasco
"Mai nessuna avance": il verbale di Alberto. Ma chi mente sull'ultimo segreto di Chiara?
La Procura accusa Andrea Sempio: avrebbe ucciso per un approccio sessuale respinto. Ma Stasi rivela ai pm: "A me non disse mai nulla"
Il caso di Garlasco si riapre su un particolare tanto impalpabile quanto centrale: il silenzio di Chiara Poggi sulle presunte avances di Andrea Sempio.
Nella villetta di via Pascoli, il 13 agosto 2007, si consumò un delitto che la Procura di Pavia tenta ora di rileggere da cima a fondo, mettendo in discussione il quadro consolidato e proiettando una nuova luce sugli ultimi giorni di vita della giovane. Al cuore della rinnovata ipotesi accusatoria emerge un movente definito e brutale nella sua semplicità: un approccio sessuale respinto. I magistrati pavesi indirizzano l’attenzione su Andrea Sempio, amico di lunga data del fratello della vittima.
Secondo gli atti delle indagini preliminari, la cui conclusione è stata notificata all’indagato il 7 maggio 2026, sarebbe stato lui a uccidere la ventiseienne con estrema ferocia. La ricostruzione investigativa tratteggia un delitto maturato con “odio” e “crudeltà”: Chiara sarebbe stata colpita almeno dodici volte alla testa e al volto, prima stordita e poi finita in fondo alla scala del seminterrato.
A innescare tanta violenza, secondo l’ipotesi, un rifiuto opposto a un’ossessione che Sempio avrebbe sviluppato dopo essersi imbattuto, all’insaputa della ragazza, in alcuni video intimi conservati nel computer di casa Poggi.
A sostegno di questa tesi, l’inchiesta richiama alcune intercettazioni ambientali in cui Sempio farebbe riferimento proprio a quei filmati privati e a un tentativo di contatto telefonico respinto bruscamente da Chiara, oltre a presunte chiamate sospette intercorse tra il 7 e l’8 agosto 2007.
In questo nuovo scenario, si inserisce la voce di chi per quel delitto è stato condannato in via definitiva a 16 anni e, dal 2025, si trova in regime di semilibertà: Alberto Stasi.
Sentito il 20 maggio 2025 dal procuratore Fabio Napoleone, l’ex fidanzato ha consegnato agli atti una versione fatta di nette smentite. Alla domanda se Chiara gli avesse mai confidato presunti approcci da parte di Sempio o telefonate moleste in quei giorni d’agosto, Stasi ha risposto con un secco “no”.
Ha inoltre dichiarato di non conoscere Sempio all’epoca, di non averlo mai incontrato nell’abitazione dei Poggi e, soprattutto, ha escluso che Chiara sospettasse che il fratello Marco, o altri, avessero visionato contenuti intimi della coppia.
È su questo punto che il giallo s’infittisce e la questione delle avances diventa l’enigma cruciale, tanto psicologico quanto investigativo. Se davvero Andrea Sempio avesse tentato un approccio capace di turbare Chiara, perché la giovane non ne avrebbe fatto parola con il compagno? Stasi descrive un rapporto saldo, privo di scricchiolii o segnali d’allarme.
Il suo verbale, pur non invalidando automaticamente la nuova impostazione accusatoria, obbliga gli inquirenti a un passaggio logico complesso: spiegare in giudizio perché un fatto potenzialmente destabilizzante per una ventiseienne sarebbe rimasto rigorosamente fuori dal perimetro della relazione.
La famiglia Poggi, in particolare il fratello Marco, non aderisce a questa pista. Davanti ai magistrati, il 6 maggio 2026, Marco ha ribadito di non aver mai visto i video privati insieme all’amico Sempio; i congiunti restano convinti della responsabilità di Stasi.
Ciononostante, elementi scientifici richiamati dall’ufficio inquirente — tra cui il DNA sotto le unghie della vittima e la cosiddetta “impronta 33” — spingono la Procura a valutare la richiesta di revisione del processo, con l’intenzione di rimettere mano al giudicato.
In questo territorio incerto, dove verità processuali si contrappongono, le parole di Stasi non sono solo la trama di una strategia difensiva in vista di una possibile revisione. Diventano anche uno specchio nel quale cercare i segreti mai detti di Chiara.