Green claims
Al Sud e nelle Isole il 57,2% ha già smesso di acquistare prodotti di aziende ritenute poco sostenibili
Sud e Isole più selettivi: crescono le scelte locali e l'abbandono dei prodotti non sostenibili, ma diffidenza verso i green claim e costi elevati rallentano la transizione
Sud e Isole più attente alla sostenibilità: cresce la selettività verso i brand e resta alta la sfiducia sui green claim Mentre l’Unione europea stringe la morsa sulla disciplina dei green claim per arginare il greenwashing, nel Mezzogiorno e nelle Isole si registra una sensibilità ambientale più marcata, che si traduce in scelte d’acquisto più rigorose. Il 57,2% dei consumatori dell’area dichiara di aver già smesso di comprare prodotti ritenuti poco sostenibili, una quota superiore a Nord (51,2%) e Centro (49,1%). Un segnale di crescente attenzione all’impronta ecologica delle imprese, accompagnato dalla tendenza a trasformare questa consapevolezza in comportamenti concreti. La propensione si riflette nelle abitudini quotidiane: il 57,8% degli intervistati nel Sud e nelle Isole predilige beni locali (contro il 47,4% del Nord e il 49% del Centro) e il 74,2% dichiara di monitorare con maggiore cura i consumi domestici, superando Nord (70,3%) e Centro (68,5%). Resta tuttavia diffusa, a livello nazionale, la diffidenza verso la comunicazione ambientale delle aziende: il 77,1% degli italiani giudica poco credibili i messaggi sulla sostenibilità. Di fronte a pratiche ritenute ingannevoli, il 68,5% interromperebbe gli acquisti e il 65,3% attiverebbe passaparola negativo tra amici, familiari e sui social, amplificando il danno reputazionale per i marchi coinvolti. Questi risultati emergono dal Sustainability Study 2026 di FFIND, agenzia indipendente con sede a Palermo specializzata nella raccolta di dati quantitativi e qualitativi su scala globale, che ha analizzato comportamenti, percezioni e attitudini di 5.000 consumatori in cinque Paesi europei (Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Spagna). Prezzo premium e scarsità di alternative frenano la transizione Nonostante l’elevata consapevolezza, la svolta verso stili di vita più responsabili incontra ostacoli strutturali. Il costo dei prodotti a basso impatto è indicato come principale barriera dal 34,3% degli italiani, seguito dalla scarsa disponibilità di alternative e dalla mancanza di tempo o praticità. Nel Sud e nelle Isole, tuttavia, pesa in modo particolare la limitata offerta di opzioni sostenibili: lo segnala il 22,7% del campione, contro il 15,5% del Nord e il 17,9% del Centro. Il confronto europeo Nel panorama europeo, l’Italia figura tra i Paesi più attivi sul fronte dei comportamenti green: il 72,7% degli intervistati afferma di aver compiuto almeno un’azione sostenibile nell’ultima settimana (il 44,5% lo ha fatto più volte), seconda solo alla Spagna (77,2%). La fiducia resta però bassa in tutti i mercati analizzati: il giudizio negativo sulla comunicazione ambientale delle imprese supera il 70% nel Regno Unito (70,2%), in Francia (73,8%), in Germania (78,4%) e in Spagna (80,7%). Parallelamente, la fiducia nelle istituzioni è contenuta: tra il 50% e il 65% degli intervistati reputa inadeguato l’impegno dei governi sui temi ambientali, con l’Italia al 63,6%. “Per leggere correttamente questi dati è fondamentale considerare il contesto in cui sono stati raccolti - commenta Ennio Armato, Global CEO di FFIND -. I consumatori europei si trovano oggi a gestire una sovrapposizione di pressioni economiche, energetiche e geopolitiche che inevitabilmente riducono lo spazio mentale dedicato a temi di lungo periodo come la sostenibilità. In questo scenario, la preoccupazione ambientale resta alta, ma si traduce più difficilmente in scelte coerenti e continuative. È proprio qui che si inserisce la sfida per aziende e istituzioni: comunicare in modo chiaro, concreto, trasparente e verificabile, tenendo conto delle reali condizioni in cui le persone prendono decisioni ogni giorno”. Lo studio La ricerca è stata condotta nel marzo 2026 su un campione di 5.000 adulti (18+), rappresentativo della popolazione di Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Spagna, con 1.000 interviste per ciascun Paese. La rilevazione è avvenuta con metodologia mista CATI (80%) e CAWI (20%). I dati sono stati ponderati per genere, età e area geografica per garantire la rappresentatività statistica. Il report completo è disponibile al seguente link: Sustainability Study 2026. FFIND BEYOND DATA FFIND è un’agenzia indipendente specializzata nella raccolta di dati quantitativi e qualitativi a livello globale. Fondata nel 1993, con sedi a Palermo, Francoforte e Londra, opera in oltre 75 Paesi a supporto dei principali istituti internazionali di ricerca di mercato. Offre un ecosistema integrato di metodologie, tra cui CATI, CAWI, social media recruitment, interviste vocali e soluzioni immersive basate su tecnologie di realtà estesa (XR). Ogni anno gestisce oltre un milione di interviste in più di 35 lingue. Certificata ISO 9001 e ISO 20252, FFIND si distingue per qualità del dato, innovazione metodologica e capacità di raggiungere target eterogenei su scala globale, con l’obiettivo di dare voce alle persone e trasformare le informazioni in insight utili al business.