Camporotondo
Comune troppo virtuoso, niente finanziamento da parte del ministero
Il paradosso sollevato dal sindaco Rapisarda riguardo alla riqualificazione dell’area Feudotto in attesa dei fondi
In un mondo ideale, chi semina bene raccoglie i frutti migliori. Nel panorama burocratico italiano, invece, sembra vigere una regola aurea quanto amara: più sei bravo, meno ottieni.
È il paradosso sollevato dal sindaco Filippo Rapisarda, che con una sintesi fulminante ha riacceso il dibattito sulla gestione della Cosa pubblica: «L'italiano è un popolo straordinario. Mi piacerebbe tanto che fosse un popolo normale». La vicenda che coinvolge il Comune di Camporotondo guidato da Rapisarda non è solo un aneddoto locale, ma la fotografia nitida di un sistema che premia l’inefficienza e punisce la virtù. Il Comune in questione ha partecipato a un bando ministeriale per la messa in sicurezza di strade e ponti.
L’obiettivo? Riqualificare l’area di Feudotto con un investimento di 850mila euro. Mentre il bando richiedeva un livello minimo di progettazione, l’Amministrazione ha scelto la strada dell’eccellenza, comportandosi da quelli che Rapisarda definisce con amara ironia i «bravi fessi istituzionali». Massimo livello progettuale presentato. Investimento di tempo, lavoro e sacrifici. Assunzione di piene responsabilità tecniche. Il risultato tecnico? Un successo. Il progetto è ammesso, valido e perfettamente finanziabile. Ma i soldi non arrivano.
La motivazione del ministero è disarmante. Il Comune non riceve i fondi perché è troppo virtuoso. Tradotto dalla lingua opaca della burocrazia, l’Amministrazione è «colpevole» di avere i conti in ordine, rispettare rigorosamente le regole, non accumulare debiti e pagare puntualmente i fornitori. L’altra «colpa» è quella di avere liquidità e capacità di assunzione. «In pratica - spiega il primo cittadino - chi sta peggio passa avanti. Se amministri bene, ti senti dire: ve la potete cavare da soli».
Il bando ministeriale, invece di premiare la qualità del progetto o l’efficienza dell’Ente, si trasforma in un ammortizzatore per chi è in difficoltà finanziaria. Se da un lato è nobile sostenere gli Enti in dissesto, dall’altro si crea un incentivo perverso: se la cattiva gestione viene sistematicamente soccorsa e la buona gestione viene ignorata, quale stimolo resta ai sindaci per essere oculati? Il «miracolo italiano» descritto da Rapisarda è una distorsione del concetto di solidarietà che scivola nell’assistenzialismo punitivo. Chi sbaglia o spreca riceve la ciambella di salvataggio. Chi risparmia e pianifica viene lasciato a terra. La riflessione del sindaco colpisce nel segno. Un Paese «normale» sarebbe quello in cui il merito paga. In Italia, invece, la virtù sembra essere diventata un lusso che le Amministrazioni locali non possono quasi più permettersi di esibire.