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Catania

La "gola profonda" del Policlinico: il pm archivia e lui viene licenziato. La giudice: «Torni a lavoro, doveva essere protetto»

Grazie alle sue denunce parte l'inchiesta che fa tremare la cardiochirurgia di mezza Sicilia. Tutto vero, ma non penalmente rilevante. Eppure lui perde il posto (e adesso glielo ridanno)

12 Maggio 2026, 07:00

INGRESSO Policlinico

INGRESSO Policlinico

Il costo per le casse dell’Azienda ospedaliero universitaria Policlinico “Rodolico - San Marco” di Catania è stato di undicimila euro e cocci. Giusto le spese legali. Un prezzo basso, in fondo, a fronte dell’enorme rischio scongiurato da tutti i lavoratori e le lavoratrici di quella e di altre aziende pubbliche: che passasse il messaggio che fare il whistleblower porta al licenziamento. E questo nonostante la legge che regola le segnalazioni di illeciti (il whistleblowing, appunto) dica esplicitamente che i whistleblower «non possono subire alcuna ritorsione».

Così, dopo oltre un anno, nei giorni scorsi è stato reintegrato in servizio al Policlinico Ignazio Del Campo, attuale direttore amministrativo dell’Asp di Palermo, già direttore del Controllo gestione del Policlinico, buttato fuori dall’azienda catanese dopo avere denunciato una sfilza di presunti illeciti poi confluiti nell’indagine “Vasi comunicanti”, che coinvolgeva fra gli altri i primari Corrado Tamburino (Policlinico), Antonio Nicosia (ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa), Antonio Micari (Policlinico di Messina) e Marco Contarini (Umberto I di Siracusa).

Secondo gli atti dell’indagine, che hanno portato a un’ordinanza di custodia cautelare, al Policlinico ci sarebbe stato un sistema di corruzione sulla fornitura degli stent di cardiologia. Accuse per cui poi la stessa procura catanese aveva chiesto l’archiviazione, accolta dal giudice per le indagini preliminari.

Allo sgonfiarsi dell’inchiesta, fa seguito una contestazione disciplinare nei confronti di Del Campo, le cui dichiarazioni erano servite ai magistrati ad aprire il fascicolo per mandare avanti mesi di indagini. Era stata poi «l’attività istruttoria espletata dopo l’esecuzione delle misure cautelari» a portare «alla luce una lettura alternativa lecita». Arrivata l’archiviazione, arriva anche la richiesta di risarcimento danni. Che il Policlinico considera un elemento da contestare a Del Campo.

Per l’azienda ospedaliera, le dichiarazioni del dirigente avrebbero «gravemente danneggiato l'immagine dell'amministrazione, anche per la ridondanza mediatica della vicenda così come sopra descritto, nonché esposto la stessa Aou al grave pericolo di danno a seguito delle avanzate richieste di risarcimento del danno già pervenute».

Senza contare che l’essere andato a denunciare presunte condotte illecite ai magistrati sarebbe «da ricondurre nell'ambito di una volontà denigratoria e offensiva [...] e comunque in contrasto, senza ragionevole motivo, con il clima di pieno e sostanziale "rispetto reciproco" richiesto dal codice di comportamento dei pubblici dipendenti».

A marzo 2025, tre mesi dopo l’archiviazione dell’indagine giudiziaria, Del Campo viene licenziato per giusta causa. Il caso ci vuole poco perché finisca di fronte al tribunale del Lavoro. Per il Policlinico, altro che whistleblower. Del Campo avrebbe dovuto rivolgersi all’azienda stessa per denunciare e non alla magistratura. Tutt’al più, all’Anac. E, dice sempre il Policlinico, il direttore ha portato con sé e consegnato all’autorità giudiziaria anche documenti su procedure non seguite da lui personalmente, e non soggette all’obbligo di pubblicazione in amministrazione trasparente. Secondo l’azienda ospedaliera, il cui direttore generale all’epoca è Gaetano Sirna, la qualifica professionale e la competenza di Del Campo rendevano impossibile pensare che non avesse compreso la gravità delle sue affermazioni.

Anzi. Sottolinea il tribunale del Lavoro: le dichiarazioni di Del Campo non erano «fondate su mere illazioni», anzi, basate su «dati obiettivi documentali». I fatti, cioè, erano tali, sebbene poi risultati «privi di rilevanza penale». Ma chiedere a un dipendente di arrivare fino al punto di dimostrare un reato, sottolinea il tribunale, è troppo. E non è per questo che è stata pensata la norma del whistleblowing.

Per questo il licenziamento è illegittimo e nullo, conclude la giudice del Lavoro, in una sentenza che porta la data del 27 marzo 2026. Il reintegro, firmato dal nuovo direttore generale Giorgio Giulio Santonocito, è di poco più di un mese dopo. I whistleblower catanesi (e non solo), stavolta, sospirano di sollievo.