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La criminologa

Giovani e violenza a Palermo, Bruzzone: «Non hanno dei riferimenti»

Due omicidi a Palermo: la criminologa Roberta Bruzzone spiega come ferite narcisistiche, tentativi di approccio sessuale e la mancanza di punti di riferimento familiari e digitali possano scatenare la violenza giovanile

12 Maggio 2026, 06:29

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La criminologa Roberta Bruzzone

Roberta Bruzzone

«Purtroppo molti di questi delitti vedono protagonisti dei ragazzi, e questo non ci deve sorprendere. I giovani, al mondo d’oggi, devono affrontare un viaggio complesso, attraverso le loro emozioni negative, non raramente senza punti di riferimento».

La criminologa Roberta Bruzzone, volto televisivo ma non solo, commenta gli ultimi casi avvenuti a Palermo, una città colpita da due omicidi nel giro di poche ore.

A destare scalpore era stato, in prima battuta, il caso del sedicenne che ha ucciso venerdì un ex infermiere in pensione di 69 anni, Piero De Luca.

Il giovane, reo confesso del delitto, ha dichiarato di aver commesso il crimine dopo un'avance sessuale tentata dalla vittima. Versione che non convince gli investigatori.

Anche Placido Barrile, 34 anni, era ancora giovane e da ragazzo, era stato ai domiciliari.

«Sono delle dinamiche classiche - dice la Bruzzone - Un'avance sessuale potrebbe avere innescato una risposta particolarmente aggressiva del soggetto, perché è particolarmente impattante dal punto di vista emotivo. Ci sono varie cose che andrebbero considerate, come è successo in altri casi: quando ci sono delle provocazioni sessuali, si va a toccare la virilità, la mascolinità, che soprattutto in certe società sono considerate molto importanti. Tutto questo comporta, come naturale risposta, aggressività e violenza, perché sono degli attacchi identitari alla persona. Questo, ovviamente, sempre che la versione venga poi confermata dalle indagini».

Per la criminologa «le reazioni sono sempre provocate da inneschi. In questo caso l'assassino, probabilmente, ha visto una ferita narcisista che andava lavata col sangue e, per questo, è diventato aggressivo e impulsivo. Ha percepito un'aggressione identitaria».

La Bruzzone spiega come, in generale, i giovani d'oggi non siano più violenti rispetto al passato, sono solo «meno attrezzati di una volta. Un ragazzo ha molti più input, molte più sollecitazioni e in tanti casi purtroppo non ha il supporto adeguato per sopportare quelle ferite».

Alla criminologa, tornando poi al caso del sedicenne di Palermo, appare del tutto normale un eventuale suo tentativo di depistare le indagini, mandando degli SMS alla moglie di De Luca dal telefonino della vittima: «Non voleva pagare e forse ha provato anche questo - dice - Parecchi ragazzi reagiscono in maniera brutale e cercano poi un'alternativa, una volta commesso il fatto».

Roberta Bruzzone parla poi del ruolo dei genitori. «Il ruolo della famiglia è determinante, nasce tutto da lì - conclude la criminologa - Controllare i figli non deve essere un'opzione, ma una regola, soprattutto nell'era digitale. Meglio un approccio autoritario ed educativo, piuttosto che troppo permissivo o 'amicale', che spesso non fornisce gli strumenti adeguati».