Caltagirone
Processo Floridia, la difesa di Bellia conclude l'arringa
Ultima udienza per l'arringa difensiva di Andrea Bellia nell'appello per l'omicidio di Simona Floridia; il pubblico ministero chiede la conferma della condanna, la difesa denuncia l'inattendibilità del teste-chiave
Ultima delle udienze, oggi, alle 12, davanti ai giudici della terza sezione della Corte d’assise d’appello di Catania, dedicate all’arringa della difesa di Andrea Bellia, imputato dell’omicidio di Simona Floridia, la diciassettenne che, il 16 settembre 1992, uscita per una passeggiata con le amiche, non tornò più a casa. Toccherà all’avvocato Pilar Castiglia, che assiste l’uomo, concludere la propria serie di interventi, su cui sono state incentrate numerose udienze del processo d’appello giunto ormai alle battute conclusive.
Infatti, all’udienza di oggi seguiranno, probabilmente a fine giugno, quella (o quelle) per le repliche delle parti, mentre la sentenza potrebbe essere emessa dopo l’estate.
Bellia è stato condannato in primo grado, per omicidio aggravato da futili motivi, a 21 anni di reclusione, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, all’interdizione dalla potestà genitoriale per la durata della pena e al pagamento di una provvisionale a favore dei familiari della vittima. Quanto al giudizio di secondo grado, lo scorso 10 dicembre il pubblico ministero - l’avvocato generale Angelo Busacca - ha chiesto la conferma della pena inflitta in primo grado, ritenendolo il responsabile dell’omicidio. La condanna dell’uomo anche in Appello è stata sollecitata pure, in una successiva udienza, dall’avvocato Giuseppe Fiorito, legale di parte civile (assiste la madre e il fratello della povera ragazza). Ma Andrea Bellia continua a sostenere la propria totale estraneità ai fatti. E la sua legale, anche durante il processo di secondo grado, ha puntato a rilevare asserite contraddizioni nella ricostruzione dei fatti compiuta dall’Accusa, fondata in particolare sull’affermata affidabilità del teste-chiave, l’amico di una volta a cui Bellia avrebbe affidato per ben due volte la confessione di essere lui il responsabile della scomparsa di Simona.
Ma l’imputato ha sempre negato con decisione queste circostanze e la sua legale ha insistito sull’asserita “inattendibilità assoluta” dello stesso testimone.