Protezione civile
Pericolo crolli, Catania capitale delle "reti verdi": «Sembrano installazioni artistiche di Christo»
Nel 2026 già 50 edifici sottoposti ad ordinanze. L’architetto Giancarlo Leone: «Poco senso civico»
Un provvedimento, in media, ogni tre giorni: sono quelli che la Protezione civile comunale emette per intimare ai condomini catanesi di effettuare lavori urgenti per evitare «situazioni di potenziale pericolo» causate dal cattivo stato di manutenzione degli edifici.
Dall'inizio del 2026 sono state emesse una cinquantina di ordinanze, a cui se ne aggiungono tante altre degli anni precedenti. E la trafila è quasi sempre la stessa: qualcuno chiama il numero unico delle emergenze perché si accorge di calcinacci o di altri elementi architettonici che rischiano di crollare sulla strada - se non lo hanno già fatto. Lo scorso 8 maggio è capitato in via VI Aprile, quando è stata anche chiusa l'arteria nei pressi della Stazione a causa di alcune lamiere forse destabilizzate dal forte vento. In questi casi arriva sempre puntuale l'intervento immediato dei vigili del fuoco, che mettono tutto in sicurezza e a lavoro concluso emettono un verbale. Questo documento viene poi trasmesso alla Protezione civile territoriale che, a sua volta, emette l'atto dirigenziale che intima all'amministratore del condominio e ai proprietari degli immobili l'esecuzione urgente dei lavori con una dicitura sempre uguale: «Procedere immediatamente, e comunque non oltre 30 (trenta) giorni dalla data di notifica della presente Ordinanza dirigenziale, tramite impresa qualificata e sotto la direzione di tecnico abilitato, ad una attenta e minuta verifica degli elementi di fabbrica dell'edificio in oggetto, così come specificato sopra, e di provvedere al consolidamento e/o rifacimento delle parti crollate e/o pericolanti ed a quant'altro necessario al fine di garantire la pubblica e/o privata incolumità».
L'immagine pubblicata dall'architetto Leone sui social
Come è facile constatare in città, dalla periferia al centro storico passando per le zone «di pregio», questo termine non viene quasi mai rispettato. Da Librino a via Leopardi - sede di una delle ultime ordinanze di Protezione civile - le reti verdi restano al loro posto per lungo tempo. E c'è un motivo: alla scadenza dei trenta giorni la pratica passa alla Polizia locale, che invita i soggetti - amministratore e proprietari - a presentarsi negli uffici eventualmente con un legale di fiducia per la notifica del procedimento in ottemperanza all'articolo 650 del Codice penale. La norma riguarda «l'inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità» e prevede l'arresto fino a tre mesi. Un'ipotesi che naturalmente non viene mai applicata, mentre si configura l'ammenda di 206 euro alternativa. In pratica: dopo questo esborso irrisorio la situazione va avanti anche per anni. Tanto da diventare quasi una caratteristica architettonica.
Via Cavaliere angolo via Duca degli Abruzzi, nell'edificio della storica sede comunale
A notare la situazione è stato anche l'architetto Giancarlo Leone, che sui social ha paragonato il fenomeno tutto catanese a una installazione artistica. «Christo (Vladimirov Javacheff) era bulgaro ma amava Catania», ha scritto sui social pubblicando la foto di uno di questi edifici nella zona di viale Sanzio, che somiglia a uno dei famosi edifici «impacchettati» del celebre artista. Leone poi specifica: «Il tema è la cura della “polis”, del bene comune. Non è una questione economica, per quanto un verbale da pochi euro diviso tutti i condomini incida sul tema, ma proprio di una cultura di cui siamo carenti». Leone, che opera tra Catania e Milano, fa un paragone. «Senza andare al capoluogo lombardo, luogo distante e che rischia di non far capire il problema trattandosi di un contesto più ricco, basta vedere cosa accade in città come Ragusa, Scicli, Modica, Aci Bonaccorsi: territori in cui la cultura del rispetto ha fatto un passo avanti. Qui invece, e non c'entra il colore politico, c'è evidentemente rassegnazione.