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il caso

Il Piano Nordio per svuotare le carceri, in 5 mila a casa entro l'estate: la situazione in Sicilia

Nella regione sequestri di cellulari a +600%. Mentre il governo vara lo svuota celle, dietro le sbarre i boss continuano a governare i propri affari in un sistema al collasso

13 Maggio 2026, 15:46

15:50

Il Piano Nordio per svuotare le carceri, in 5 mila a casa entro l'estate: la situazione in Sicilia

L’estate rovente delle carceri italiane non è fatta soltanto di temperature soffocanti, ma di numeri che certificano il collasso di un sistema sempre più sotto carico. Al 30 aprile 2026 i detenuti hanno raggiunto quota 64.412, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti, che scendono a circa 46.331 se si considerano quelli effettivamente disponibili. Il risultato è un tasso di affollamento reale del 138%, con quasi metà degli istituti incapace di garantire il minimo vitale dei 3 metri quadrati per persona. Il prezzo più alto di questa emergenza si misura nelle vite spezzate: nel 2025 i suicidi sono stati 80, uno ogni quattro giorni e mezzo.

Se il quadro nazionale è già allarmante, la Sicilia rappresenta l’epicentro della crisi. Il segretario del Sindacato Polizia Penitenziaria, Aldo Di Giacomo, ha già lanciato un allarme senza giri di parole: lo Stato starebbe perdendo il controllo degli istituti a favore della criminalità organizzata. Nelle 23 carceri dell’isola si contano oltre 7.000 reclusi su una capienza di 6.439 posti, con punte particolarmente critiche a Palermo-Pagliarelli, Siracusa, Catania e Gela. In questo contesto il sovraffollamento alimenta violenza e illegalità: le aggressioni agli agenti sono state 625, mentre i sequestri di droga sono aumentati del 400% e quelli di smartphone del 600%.

I cellulari, dentro gli istituti, si sono trasformati in uno strumento decisivo per i boss, che continuano a gestire traffici, impartire ordini e mantenere il controllo dei propri mandamenti senza mai uscire dalla cella. Intanto la Polizia Penitenziaria appare sempre più sotto pressione: turni massacranti, dimissioni dopo pochi mesi e concorsi che spesso vanno deserti per mancanza di candidati.

Di fronte a un’emergenza ormai strutturale, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha accelerato sul fronte degli interventi. Il piano per l’estate punta a far uscire dal carcere circa 5.000 detenuti, indirizzandoli verso la detenzione domiciliare, le comunità terapeutiche, le parrocchie e altre strutture residenziali dedicate. La strategia si appoggia agli strumenti del cosiddetto “Decreto carceri”, che ha snellito le procedure per la liberazione anticipata, introdotto agevolazioni per i tossicodipendenti in comunità e aperto alla creazione di un elenco nazionale di strutture idonee ad accogliere detenuti senza domicilio.

Sul fronte edilizio, l’esecutivo promette invece 10.000 nuovi posti letto entro il 2027 attraverso un commissario straordinario dotato di 255 milioni di euro, con nuovi padiglioni previsti anche in Sicilia, a Gela e Trapani.

La strategia del governo, però, si scontra con la realtà degli istituti e con le critiche della società civile. La Diaconia Valdese ha bocciato il piano di Nordio, definendolo un’eco di promesse mancate e una riproposizione di norme già fallite, accusando lo Stato di trascurare l’urgenza costituzionale della rieducazione e di scaricare il peso della crisi sulle fasce più fragili. Anche Antigone, che ogni anno monitora le “prigioni malate”, mette in evidenza la contraddizione del piano edilizio: nel 2025, nonostante gli annunci, i posti disponibili non sono aumentati ma sono anzi diminuiti di 700 unità.

A rendere il quadro ancora più paradossale c’è il tema delle cosiddette “carceri fantasma”: istituti completati, arredati e mai aperti, oppure lasciati al degrado, che continuano a pesare sui conti pubblici per milioni di euro. Svuotare 5.000 posti può alleggerire soltanto per un momento la pressione sugli istituti, ma la sfida vera comincia fuori dal cancello. Senza una rete solida di servizi sociali territoriali, educatori oggi in media uno ogni 70 detenuti e reali opportunità di lavoro, appena il 3,7% impiegato per datori esterni, le celle resteranno non un luogo di recupero, ma una crudele discarica sociale.