il progetto
Game over per la Grand Stand Arena: saltano i finanziamenti, addio allo spostamento a Palermo dell'impianto multifunzionale
Per la struttura si era ipotizzata l'installazione alla Favorita con fondi del decreto Caivano
Fine dei giochi, la Grand Stand Arena resterà smontata senza fare il viaggio fino a Palermo. L’idea ha camminato sulle sue gambe per sei mesi, il tempo necessario a mettere insieme i documenti, ipotizzare un arrivo in grande stile nel polmone verde della città, causare un dibattito sulla localizzazione e poi dissolversi. A bloccare tutto le difficoltà a ottenere i nulla osta necessari per l’installazione dell’impianto, con i tempi che allungandosi avrebbero fatto perdere i finanziamenti.
L’intenzione sulla Grand Stand Arena era, almeno all’inizio, di fare le cose in grande stile. L’impianto in cui si svolgevano fino all’anno scorso alcune partite degli Internazionali di tennis di Roma sarebbe stato smontato, spostato nel mezzo del parco della Favorita e messo a lavorare non solo come campo sportivo ma anche come spazio multifunzionale, per svolgere concerti e manifestazione. Il tutto gestito dal Comune con 6,3 milioni di euro, 3 milioni di avanzo di gestione del 2025 e 3,3 milioni di fondi Poc, e con un colpo di genio, ovvero lo svolgimento di tutta l’operazione sotto l’ombrello del decreto Caivano, che assegna a diverse zone svantaggiate d’Italia finanziamenti sotto la guida di un commissario straordinario, il prefetto Fabio Ciciliano. Tra le zone periferiche indicate del decreto c’è anche Borgo Nuovo, distante diversi chilometri dalla Favorita, ma la scelta del parco venne giustificata con la formula del «mettere in rete»: la Grand Stand Arena si sarebbe trovata fisicamente alla Favorita, ma avrebbe servito impianti e giovani sportivi di Borgo Nuovo. Il tutto giustificava il ricorso ai fondi d’urgenza del decreto Caivano.
Passò poco prima che la Soprintendenza facesse sapere che non un solo bullone di una struttura come la Grand Stand Arena avrebbe mai potuto essere piantato alla Favorita, scatenando una corsa tra quartieri a ottenerla, con Brancaccio e Romagnolo in prima fila. Nel frattempo si fecero avanti anche diverse perplessità legate soprattutto al costo dell’impianto, al suo stato di manutenzione e all’opportunità di affrontare un investimento simile. Al punto che in febbraio il sindaco Lagalla, a margine di un evento, precisò che anche con le somme impegnate non era necessario si arrivasse a finalizzare il progetto.
Ieri la parola fine, sotto forma di una determina che revoca il finanziamento Poc da 3,3 milioni. Sia il sindaco che il commissario Ciciliano si sono trovati d’accordo sulle difficoltà legate ai pareri e ai nulla osta sulla localizzazione dell’arena, cosa che avrebbe reso impossibile chiudere l’operazione entro il 31 dicembre, termine ultimo per spendere i fondi Poc. Dunque, per potere spostare quei soldi su altri progetti e non perderli, il Comune ha deciso di chudere tutto: la Grand Stand Arena non verrà in città, almeno non con il decreto Caivano. Proprio per effetto di questa revoca, inoltre, l’accordo che fu fatto tra la struttura commissariale e il Comune per lo spostamento dell’arena cessa di avere effetto.