Il caso
Piano acustico flop, tanto rumore per nulla: "Trascurati ospedali, scuole, parchi"
Sulla proposta di delibera piovono emendamenti ma niente approdo in aula. Atto frenato anche da un contenzioso per cifre modiche: 32mila euro più Iva
Obbligo o verità, anzi tutti e due assieme: da una parte il dovere di legge da parte del Comune, ancora non adempiuto, di difendere adeguatamente scuole, ospedali, parchi, asili, dai decibel eccessivi; dall’altra il poco felice stato dell’arte nel quale versa tecnicamente la proposta di delibera sul Piano comunale di riclassificazione acustica. Che sarebbe, a guardare da vicino le tavole, zeppo di incongruenze, saltate agli occhi di parecchi consiglieri. Le proposte di emendamento, infatti, sono fioccate, e da ogni parte dell’arena consiliare: si contano quelle di Domenico Bonanno, capogruppo di Generazione Palermo; e poi di Giulia Argiroffi, oggi nel gruppo Controcorrente, per la commissione consiliare Urbanistica. E Antonino Randazzo, pentastellato, che ha puntato il focus sul nascituro parco dell’Oreto.
L’emendamento cucinato in commissione elenca una serie di criticà, che - viene precisato da Argiroffi - non sono esaustive: «Risultano inspiegabilmente trascurate aree e relative ad asili nido, scuole dell’obbligo e università, aree di particolare interesse urbanistico e i parchi pubblici, che dovrebbero invece essere meritevoli di classe I e/o classe II e a titolo esemplificativo si fa riferimento a Accademia di Belle Arti nelle sue sedi di Palazzo Fernandez, di Palazzo Molinelli di Santa Rosalia e dei cantieri Culturali alla Zisa; Lumsa; Zisa e Giardini della Zisa; Cantieri culturali alla Zisa - Officine Ducrot; Ambulatorio psichiatrico di via Enrico La Loggia». Ma i “bug” sarebbero molti di più, a partire dalle grandi aree di verde pubblico, come sarà una gran fetta di costa sud, dal centro storico, che offre il suolo per esempio all’ospedale “Di Cristina”.
Obblighi. E obbligazioni. A mettersi di traverso, in fatti, è pure il Ciriaf - Centro interuniversitario di ricerca sull’inquinamento e sull’ambiente, con sede nella facoltà di Ingegneria di Perugia - per la fattura non pagata, da tre anni, sull’elaborazione del piano. Trentaduemila euro oltre Iva. L’urgenza era già conclamata in un carteggio del 2024: il 18 aprile 2024 la capo area dell’Ambiente Giuseppina Liuzzo scrive al Ciriaf: «Il Comune di Palermo si impegna a corrispondere 32.000 oltre Iva, sempre ed esclusivamente pattuito in via transattiva, pari all’importo già previsto con la prima proroga e non corrisposto a seguito e condizione dell’avvenuto aggiornamento definitivo del piano, con le richieste del consiglio comunale e degli uffici competenti». Quindi, la stessa dirigente il 27 novembre 2024, agli Affari istituzionali, chiedendo la calendarizzazione con «immediata eseguibilità». Ancora quest’anno, la Liuzzo ribadisce l’urgenza «imposta dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 novembre 1997», scrivendo alla seconda commissione a fine febbraio: «Il responsabile scientifico del Ciriaf ha comunicato l’avvio di un contenzioso in quanto il servizio Ambiente non avrebbe ottemperato alla liquidazione di fatture, le quali non comparirebbero nella sezione della piattaforma di competenza della scrivente Area».