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mare violato

Rete fantasma lunga 3 chilometri: nove sommozzatori al lavoro tra Ortigia e Ognina

Operazione ambientale nel mare di Siracusa: la rete abbandonata che minacciava posidonia, coralli e specie marine nell’area protetta del Plemmirio

14 Maggio 2026, 06:00

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Rete fantasma lunga 3 chilometri: nove sommozzatori al lavoro tra Ortigia e Ognina

Nove sommozzatori si sono immersi nelle acque del Plemmirio per recuperare in due giorni una rete fantasma lunga tremila metri. Scenario dell'operazione, lo specchio di mare tra Ortigia e Ognina. La rete fantasma si trovava nei fondali del Plemmirio e ieri mattina è stata trasportata alla banchina del porto grande per essere smaltita.

Reti, cime, piombo, retini, nasse, cordame e cassette di polistirolo, attrezzatura da pesca abbandonati che si depositano sui fondali o fluttuano in superficie con grosse difficoltà a degradarsi, minacciando l’ecosistema marino, soffocando flora e fauna e contribuendo all’inquinamento del mare.

«Le reti fantasma - ha spiegato Massimiliano Falleri, responsabile Divisione Subacquea di Marevivo – provocano danni inestimabili all'ecosistema marino intrappolando pesci e soffocando la flora in modo duraturo. Rimuoverle è essenziale per ripristinare l'equilibrio del mare».

L’iniziativa rientra nelle attività di sensibilizzazione e tutela del mare promosse da Marevivo insieme con i partner coinvolti, Arca Fondi e Baps, con l’obiettivo di contrastare l’impatto delle cosiddette “reti fantasma” sugli ecosistemi marini. L'intervento è stato condotto da subacquei specializzati della squadra di Marevivo e del Centro Capo Murro Diving, i quali hanno individuato la rete durante un'immersione. L'attrezzo si era depositato su un fondale a una trentina di metri, popolato da corallogeno e posidonia oceanica.

«Il recupero della rete fantasma dai fondali dell'area marina protetta del Plemmirio – ha spiegato Simone Bini, vice direttore generale di Arca Fondi – rappresenta un'azione concreta per la salvaguardia di un ecosistema vulnerabile e prezioso. Quest'intervento testimonia il nostro impegno nella valorizzazione del patrimonio naturale e nella promozione della cultura della sostenibilità. È il terzo intervento in Sicilia dopo Acitrezza e Porticello».

Insieme con Patrizia Maiorca, presidente dell'Amp, in banchina al porto grande anche Pierluigi Incastrone, della direzione amministrazione e contabilità dell'Autorità di sistema portuale della Sicilia Orientale. «La svolta green – afferma - è importante in mare e nei porti. Noi stiamo facendo tanto in ottica europea e di direttive italiane per avere porti sempre più puliti. Stiamo investendo tanto su tutti e quattro i porti del sistema a cominciare dall'elettrificazione delle banchine in modo da fare sostare le navi a motore spento».

«L'intervento nelle acque del Plemmirio – dice Nico Saraceno, direttore marketing di Baps - fa parte del percorso di sostenibilità che il nostro istituto di credito ha avviato da tempo. Un percorso che prevede interventi sul territorio a sostegno di un impegno più ampio per la comunità siciliana al fine della rigenerazione dell'ecosistema per generare valore ambientale che rende il territorio più competitivo ed attrattivo».