microcriminalità
Spaccate e rapine, l’anno nero del commercio: Palermo guida la classifica, seguono Catania e Siracusa
Il report di Conflavoro Sicilia fotografa l’escalation negli ultimi 12 mesi. Negozianti, ristoratori e albergatori chiedono misure urgenti
Li chiamano “reati predatori”: furti, danneggiamenti, rapine. Reati contro il patrimonio e la sicurezza che rappresentano, dicono le statistiche, la principale fonte di insicurezza sociale e che, per incidenza, stanno diventando un problema economico rilevante per gli imprenditori, anche in Sicilia.
Un “bollettino di guerra” quello che raccontano le cronache giornalistiche, tra negozi ripuliti con la tecnica della “spaccata” e rapinatori che in pieno giorno, armi in mano, svuotano gioiellerie e negozi di ogni tipo. Un fenomeno che è adesso finito anche dentro la fredda analisi dei dati, e le cui conseguenze spaventano gli addetti ai lavori.
Stando infatti a quanto elaborato dal Centro Studi di Conflavoro Sicilia, si registra una crescita esponenziale delle attività della cosiddetta “microcriminalità”, che mettono a serio rischio la tenuta economica dei territori. Secondo i dati raccolti nel primo trimestre 2026 le segnalazioni di atti criminali contro le imprese siciliane hanno registrato un incremento complessivo stimato del 27,2% rispetto al 2025. Il report si basa su un’analisi delle segnalazioni pervenute da imprese associate e non associate attraverso questionari anonimi, sportelli territoriali e delegazioni provinciali.
Le vittime principali di questa ondata di illegalità sono ristoratori, albergatori, artigiani e commercianti, i quali denunciano condizioni di lavoro sempre più difficili. Questi imprenditori si trovano a fronteggiare una recrudescenza di reati predatori che includono furti, rapine a mano armata, aggressioni in strada, danneggiamenti e atti vandalici ai danni di attività commerciali e strutture ricettive. Episodi che comportano costi crescenti per la sicurezza privata e hanno un impatto diretto e devastante sulla sostenibilità stessa delle attività produttive.
Il dettaglio provinciale delle variazioni percentuali stimate mostra come la tendenza sia in aumento in ogni angolo della regione. Palermo e Catania, per il loro peso economico e la densità commerciale, sono le province che incidono maggiormente sull'indice regionale: il capoluogo di regione guida la classifica con un incremento del +34%, seguita dalla città del vulcano con un +28%. Siracusa registra un aumento del +25%, Trapani del +24% e Messina del +22%. Procedendo nell'analisi territoriale, Agrigento riporta una variazione del +20%, Ragusa del +18%, Caltanissetta del +16% e infine Enna del +12% sempre rispetto a un anno fa.
E gli imprenditori, adesso, chiedono aiuto. A farsi portavoce di questa nuova emergenza è Giuseppe Pullara, vicepresidente nazionale vicario e segretario regionale di Conflavoro Sicilia. «Gli ultimi episodi avvenuti a Palermo – dichiara – confermano che l’escalation criminale sta causando danni economici diretti e immediati alle attività commerciali e turistiche. A rischio c’è la tenuta economica dei nostri territori».
Ma cosa fare? L’associazione di categoria propone un protocollo chiamato “Negozi Sicuri”: un modello operativo pensato per rafforzare la prevenzione, la formazione e la collaborazione tra operatori economici e forze dell’ordine. Le soluzioni integrate previste dal protocollo includono la mappatura delle aree a rischio con analisi dei punti sensibili e delle criticità ricorrenti, oltre all'attivazione di un canale diretto tra esercenti e autorità per segnalazioni tempestive e misure tecnologiche preventive come telecamere e pulsanti antirapina.