il caso
Meno di una pizza per difendere un uomo: la giustizia in saldo a Trapani
Il Giudice di Pace liquida una cifra irrisoria all'avvocata Antonella Macaluso per l'assistenza a un migrante rinchiuso nel Cpr. Scatta subito il ricorso
La tutela della libertà personale può finire per «valere meno di una pizza e una birra»: 23,80 euro, Iva e Cassa Forense incluse.
È quanto il Giudice di Pace di Trapani ha ritenuto «equo» e ha liquidato all’avvocata Antonella Macaluso, del Foro di Caltanissetta, per l’assistenza prestata a un cittadino tunisino.
La vicenda risale ai mesi scorsi e raccontata da Il Dubbio, quando la professionista ha assunto la difesa di fiducia, con ammissione al patrocinio a spese dello Stato, di un giovane trattenuto nel Cpr (Centro di permanenza per i rimpatri) di Trapani. Non un semplice adempimento burocratico, ma un procedimento particolarmente sensibile: il magistrato era chiamato a decidere sulla proroga del trattenimento, misura che incide direttamente sulla libertà individuale.
Come ricostruito da Il Dubbio, la legale ha curato l’incarico con attenzione, studiando gli atti, redigendo e depositando una memoria difensiva e assicurando la partecipazione all’udienza camerale del 24 gennaio tramite un collega sostituto.
Espletate le attività, l'avvocata ha presentato l’istanza di liquidazione. A inizio febbraio è arrivata la doccia fredda: con decreto, il Giudice di Pace ha quantificato l’intero lavoro in soli 20 euro, oltre accessori di legge, motivando in modo generico con riferimento alla «natura e alla materia trattata» e alla «tipologia del procedimento». Somma che, con Iva e Cassa, si è tradotta in 23,80 euro.
Una decisione che la professionista nissena ha definito «a dir poco irrisoria e simbolica». Un importo, ha denunciato, non solo incapace di coprire le spese vive sostenute, ma lesivo della dignità e del ruolo sociale dell’avvocatura.
L’avvocata Macaluso ha proposto opposizione al Tribunale di Trapani. Nel ricorso, contesta il provvedimento, evidenziando la palese violazione dei parametri minimi inderogabili fissati dal D.M. 55/2014 e ribaditi dalla Corte di Cassazione. Anche applicando i minimi tariffari e l’ulteriore riduzione del 50% prevista per il gratuito patrocinio, l’onorario dovuto sarebbe stato pari a 387,50 euro: una distanza abissale rispetto ai 20 euro «riconosciuti». La legale richiama infine la recente legge sull’equo compenso, varata proprio per impedire liquidazioni meramente simboliche e per tutelare il decoro e il valore del lavoro dei professionisti.