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il caso

Garlasco, i Poggi dicono basta: maxi-offensiva legale contro youtuber e "tribunali" del web

La famiglia di Chiara sotto attacco sui social. L'avvocato Tizzoni deposita 200 querele per fermare le speculazioni dei creatori di contenuti: "È una macchina di aggressione personale"

14 Maggio 2026, 16:47

16:50

Garlasco, i Poggi dicono basta: maxi-offensiva legale contro youtuber e "tribunali" del web

A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco è uscito dalle aule giudiziarie per tramutarsi in uno spietato spettacolo digitale.

Travolti da una marea incontrollata di video, dirette e illazioni diffuse online, i familiari della vittima hanno scelto la via legale contro youtuber, blogger e commentatori della rete. L’obiettivo dichiarato dall’avvocato Gian Luigi Tizzoni è fermare una vera e propria "macchina di aggressione personale".

La recente archiviazione dell’indagine della Procura di Pavia su Andrea Sempio ha agito da innesco, alimentando una pressione mediatica parallela che i Poggi definiscono ormai persecutoria.

Sulle principali piattaforme social prosperano dirette e contenuti con 200-300 mila visualizzazioni, in cui circolano ricostruzioni alternative, sospetti e accuse ritenute prive di qualunque fondamento. In questo “Far West” telematico, il padre Giuseppe, la madre Rita Preda e il fratello Marco si ritrovano bersaglio di attacchi violentissimi, in contesti digitali dove è, come sottolinea il legale, "impossibile replicare davvero".

In assenza di un autentico contraddittorio, il danno alla reputazione per chi subisce da anni una "notorietà forzata" si amplifica a dismisura. La risposta non si è fatta attendere e i numeri sono rilevanti.

Quella che nel maggio 2025 era iniziata come un’azione mirata contro una dozzina tra siti e blog si è trasformata in un corposo fascicolo all’attenzione della Procura di Milano, affidato al pubblico ministero Antonio Pansa. Secondo fonti giornalistiche, si contano circa 200 atti tra esposti e querele: una settantina presentati dai genitori di Chiara, un centinaio dalle cugine Paola e Stefania Cappa, e ulteriori decine da persone legate alla vicenda. Le contestazioni mosse ai creatori di contenuti sono gravi: diffamazione aggravata e stalking.

Nel mirino non c’è il diritto di cronaca né la legittima critica, ma un "sistema di molestie digitali" finalizzato a generare click. Secondo la difesa, youtuber e commentatori attribuiscono ai familiari presunti depistaggi, complicità o interessi economici opachi, del tutto estranei ai fatti accertati, diffondendo tesi nate "dalla fantasia più assoluta".

Ad aver ferito più profondamente i congiunti è un’insinuazione bollata come "svilente": l’idea che i Poggi ostacolerebbero nuove indagini pur di non restituire il risarcimento versato da Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni nel 2015. L’avvocato Tizzoni ha respinto con fermezza questa narrazione, precisando che le somme sono confluite in un "conto dedicato mai toccato", pronte a essere restituite in caso di un eventuale ribaltamento della sentenza a carico di Stasi.