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15 maggio 2026 - Aggiornato alle 10:55
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Operazione antimafia

Fratelli Pellegrino, gli stessi del calcestruzzo depotenziato, ai domiciliari. I dettagli e le intercettazioni

L'indagine della Dia di Messina svela gestione illecita di rifiuti, appalti pubblici pilotati con prestanome e discariche abusive che hanno compromesso l'assetto idrogeologico

15 Maggio 2026, 06:48

09:42

Fratelli Pellegrino, gli "Arancini", ai domiciliari. I dettagli

Di nuovo loro: i Pellegrino. I due fratelli Nicola e Domenico, conosciuti nell'ambiente criminale come “Arancini”, erano stati già al centro di indagini antimafia: negli anni '90 erano al centro della nota faida scoppiata tra loro e la famiglia Vitale, che innescò una serie di fatti di sangue.

Da ieri mattina sono ai domiciliari, dopo che la Dia di Messina ha smantellato un sistema di gestione illecita di rifiuti e infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici. Un’indagine che ha portato al loro arresto, mentre un imprenditore edile, Roberto Cacopardo, è stato interdetto. In tutto ci sono 21 indagati.

«Ho continuato a lavorare, con tutto che avevo tutte cose sequestrate... ho iniziato tre volte da zero», così parla Nicola, in un'intercettazione del 15 novembre 2023. Lui e il fratello Domenico Pellegrino avevano già subito la confisca di beni per 50 milioni di euro nel 2010. Un'informativa del 2004 della Dia di Messina aveva svelato come la Calcestruzzi srl, dei fratelli Pellegrino operasse in regime di monopolio utilizzando cemento depotenziato. Secondo le indagini dell'epoca la ditta dei due fratelli aveva il controllo dei lavori pubblici nella zona sud della città, lavori tutti fatti con cemento depotenziato.

Adesso, invece, attraverso un prestanome, l’imprenditore edile ora interdetto, i due Pellegrino gestivano di fatto un’impresa e due autocarri impiegati per il movimento terra e lo smaltimento dei materiali di risulta. E anche a distanza di vent'anni si ritorna sulle opere pubbliche: si tratta di quattro appalti riguardanti la ristrutturazione di tre edifici pubblici — tra cui la scuola di Cumia e l'ex scuola Capita Traina di Bordonaro —, e interventi per la riduzione del rischio alluvioni nei torrenti S. Filippo, Giampilieri, Gallo e Annunziata tutti fatti dai Pellegrino.

Proprio in relazione a questi appalti, il gip ha riconosciuto l’aggravante mafiosa, evidenziando come il paravento societario servisse a drenare risorse pubbliche a favore di contesti criminali. Il fratello maggiore, Giuseppe Pellegrino, era considerato legato al clan Spartà e aveva avuto contatti con i D’Emanuele, cugini dei Santapaola. Sul fronte ambientale, le indagini hanno documentato lo sversamento di rifiuti speciali.

Discariche abusive allestite principalmente presso la foce del torrente Santo Stefano, a ridosso del mare, tanto da compromettere l'assetto idrogeologico del territorio. Le attività illecite non hanno risparmiato nemmeno l’ambito cimiteriale: tra i materiali smaltiti illegalmente in terreni privati figurano scarti provenienti dal cimitero monumentale di Messina e da quello di Granatari.