Direzione investigativa antimafia
Mafia, confisca da tre milioni di euro al boss Salvatore Giuliano: sequestrate aziende agricole e 15 immobili
Il suo ruolo era emerso nell'ambito dell'operazione "Araba fenice". Il clan Giuliano, storicamente alleato del clan Cappello di Catania, opera tra Pachino e Portopalo di Capo Passero
Su richiesta congiunta della procura distrettuale di Catania e della Dia, la sezione Misure di prevenzione del tribunale di Catania ha disposto la confisca di beni nei confronti di Salvatore Giuliano, attualmente detenuto, ritenuto dagli investigatori uno dei principali esponenti dell'omonimo clan operante nel territorio di Pachino e Portopalo di Capo Passero, nel Siracusano, storicamente collegato al clan catanese dei Cappello. Il provvedimento vale circa tre milioni di euro.
Secondo le inchieste, Salvatore Giuliano avrebbe iniziato la propria carriera criminale fin da giovanissimo, scalando progressivamente i vertici dell'organizzazione mafiosa fino a diventarne il capo indiscusso. La sua figura viene descritta come caratterizzata da una «spiccata caratura criminale» e da una «indiscussa pericolosità sociale», maturata attraverso numerosi reati commessi nel corso degli anni, tra cui associazione mafiosa, estorsioni e delitti contro il patrimonio.
Determinante, per il quadro indiziario richiesto dalla normativa in materia di misure di prevenzione, è stata anche l'operazione "Araba fenice", coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha documentato i legami tra il clan Giuliano e i vertici del clan Cappello di Catania. Proprio nell'ambito di quell'inchiesta, Giuliano era stato condannato dal tribunale di Siracusa, a gennaio 2022, a 24 anni di reclusione per associazione mafiosa ed estorsione.
La misura patrimoniale eseguita oggi rappresenta l'evoluzione del sequestro di prevenzione effettuato il 13 novembre 2024 e nasce da una proposta avanzata congiuntamente dal procuratore della Repubblica di Catania e dal direttore della Dia, sulla base degli accertamenti svolti dal Centro operativo di Catania. Gli investigatori avrebbero infatti riscontrato una netta sproporzione tra il patrimonio riconducibile al soggetto e i redditi ufficialmente dichiarati, anche dal suo nucleo familiare.
Particolare rilievo assume la natura delle attività economiche confiscate: il provvedimento riguarda infatti due società operanti nel settore agricolo, comparto considerato strategico nell'economia del territorio pachinese. Nel dettaglio, la confisca ha interessato un'impresa individuale agricola con l'intero patrimonio aziendale e strumentale e una società di capitali agricola comprensiva di tutto il compendio societario.
Oltre alle aziende agricole, il decreto ha disposto la confisca di 15 immobili tra terreni e fabbricati, conti correnti bancari e postali con disponibilità superiori ai mille euro, nonché la confisca per equivalente della somma di 134.500 euro. Il valore complessivo dei beni sottratti al patrimonio del clan è stato stimato in circa tre milioni di euro.
