L'inchiesta
Il cerchio della sanità: Cuffaro da oggi è un uomo libero, ma la politica dovrà archiviarla
L'ex governatore in silenzio stampa. La difesa: «Scelta sofferta». A settembre comincia il processo per gli altri 6
Totò Cuffaro è un uomo libero. Non farà un solo giorno di carcere. L’incubo non si è concretizzato: la gup Ermelinda Marfia ha accolto la richiesta di patteggiamento avanzata dall’ex presidente della Regione Siciliana. Tre anni di lavori di pubblica utilità che sostituiranno la detenzione. Così come previsto nella proposta d’accordo a cui ha dato parere favorevole la procura di Palermo. Cuffaro presterà la sua opera alla “Casa del Sorriso” di Monreale ma non potrà, per tutta la durata della “pena”, incontrare politici o persone che hanno cariche istituzionali, legislative e amministrative. Questa è solo una delle prescrizioni stabilite dalla giudice. A proposito di pena, c’è da fare qualche calcolo: l’ex governatore era da cinque mesi agli arresti domiciliari dopo l’ordinanza emessa dal gip. Ne restano quindi da scontare due anni e mezzo. In questo lasso di tempo Cuffaro, inoltre, non potrà lasciare la Sicilia. Gli verrà ritirato anche il passaporto: i viaggi in Africa per beneficenza, quindi, saranno interrotti almeno per i prossimi 30 mesi. L’imputato dovrà anche mettere mano al portafogli. Il patteggiamento prevede inoltre il risarcimento di 7.500 euro per il danno all'immagine subito dall’ospedale Villa Sofia-Cervello e dall'azienda sanitaria siracusana.
Cuffaro si è chiuso nel silenzio stampa. «Non ha alcuna intenzione di parlare e non rilascerà alcuna dichiarazione», dicono senza mezzi termini i difensori, gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano. «La decisione di optare per la definizione del procedimento con le forme del patteggiamento pur a fronte di una sentenza della Cassazione che aveva annullato il titolo custodiale, è stata - commentano i due legali - conseguenza di una precisa e sofferta scelta, condivisa con il nostro assistito, di definire celermente la vicenda giudiziaria consentendo a Cuffaro di riacquistare serenità nell’ambito esclusivamente degli affetti personali e familiari».
L’inchiesta era molto più ampia del coinvolgimento di Cuffaro. La gup di Palermo ha rinviato a giudizio 6 persone tra manager, medici e imprenditori. Il settimo imputato, il faccendiere Ferdinando Aiello è stato ammesso al giudizio abbreviato che sarà discusso il 7 luglio prossimo.
La giudice ha emesso sentenza di non luogo a procedere per la ditta Dussmann srl, che ha sempre evidenziato l’estraneità ai fatti oggetto delle indagini della procura palermitana. A giudizio sono andati l’ex manager dell’ospedale Villa Sofia Roberto Colletti, Antonio Iacono, primario del Trauma Center dello stesso nosocomio, e l’ex storico segretario del governatore, Vito Raso, tutti imputati per il concorso truccato per la stabilizzazione di 15 operatori socio-sanitari bandito dall’azienda Villa Sofia-Cervello.
E ancora, per la contestazione relativa a un appalto sull’ausiliariato messo a gara dall’Asp di Siracusa sono stati rinviati a giudizio Mauro Marchese e Marco Dammone, che all’epoca rappresentavano la Dussman srl e l’imprenditore di Belmonte Mezzagno Sergio Mazzola, titolare invece della ditta Euroservice. Il processo inizierà a settembre davanti alla terza sezione del tribunale di Palermo.
Nella bufera giudiziaria inizialmente erano finiti anche il deputato di Noi Moderati Saverio Romano e il manager dell’azienda aretusea Alessandro Caltagirone. Le loro posizioni sono ancora al vaglio della Procura. Ma dopo l’ordinanza del gip che ha rigettato le richieste di misure e un Tribunale del Riesame che ha confermato le valutazioni del giudice, la strada dell’archiviazione sembra quella più probabile. Percorso che pare già tracciato per il capitolo della mazzette al Consorzio di Bonifica della Sicilia Occidentale che era finito sotto i riflettori degli uffici investigativi guidati dal procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia. Un episodio che aveva visto coinvolti Cuffaro, il deputato Dc Carmelo Pace, l’imprenditore Alessandro Vetro e il direttore generale del Consorzio, Giovanni Tomasino. Al di là delle ripercussioni giudiziarie: in questo filone sono emersi dialoghi e intercettazioni, come quello fra Cuffaro e Luca Sammartino, che comunque hanno “fotografato” il modo di agire di una certa politica siciliana.
