Manifestazione contro i raid incendari
Caltagirone alza la testa: «Fuori dal silenzio contro i soprusi»
La città in piazza dopo i due incendi dolosi: imprenditori, cittadini e istituzioni uniti contro soprusi, estorsioni e per la difesa della legalità
L’appello accorato degli imprenditori vittime dei raid incendiari - Giancarlo Giarratana e Claudio Panarello - a rimanere uniti per dire no ai soprusi e le testimonianze di tanti, dai rappresentanti di realtà antiracket a coraggiosi che hanno denunciato i propri estortori, a esponenti delle istituzioni civili e religiose e delle associazioni.
In piazza Falcone Borsellino, a pochi metri da quel Palazzo di Giustizia che è imprescindibile presidio di legalità e in cui gli inquirenti sono impegnati a dare un volto e un nome ai responsabili di quei roghi dolosi, è scesa in piazza la Caltagirone che fa fronte comune dopo i due incendi dolosi che, meno di due settimane fa, hanno interessato, in rapida successione, due frequentati luoghi di ritrovo dei giovani: prima l'Atlantic City, il lounge bar, in via Luigi Pirandello, del consigliere comunale Claudio Panarello, poi lo "Street Food da Raul", il camion per la vendita serale di panini e bevande in piazza Falcone Borsellino.
«È scesa in piazza una coscienza - commentano i promotori dell’iniziativa Ernesto Sfragano, Francesco Scollo, Luca Giarmanà e Francesco Di Liberto - un primo passo forse piccolo nei numeri, ma enorme nel significato. Perché quando una comunità decide di uscire dal silenzio, qualcosa comincia a cambiare. A tutti coloro che c’erano va il nostro grazie sincero. La legalità non si celebra un giorno all’anno, ma si pratica, e a questa città serve rimettersi in forma. Alcune assenze peseranno sulla credibilità futura di chi ha preferito nascondersi. Adesso viene il difficile: restare svegli quando si spengono i microfoni. Noi vogliamo continuare dal senso di comunità che troppo spesso abbiamo lasciato si consumasse nell’indifferenza. I paesi muoiono quando ognuno pensa soltanto al proprio cortile. Ma rinascono quando qualcuno ricomincia a dire “noi”.»