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Le celebrazioni

Strage di Capaci, il 23 maggio e i cortei che cambiano: la Fondazione Falcone all'albero, ma i giovani lanciano il loro piano

Istituzioni, familiari e movimenti a confronto

17 Maggio 2026, 06:30

Strage di Capaci, il 23 maggio senza corteo ufficiale: la Fondazione Falcone all'albero, ma i giovani lanciano il loro piano

Anche quest’anno il 23 maggio si prepara a far discutere. Nel trentaquattresimo anniversario della strage di Capaci, la giornata simbolo della memoria collettiva segna un passaggio delicato: se in passato la mobilitazione di movimenti e associazioni era stata etichettata come «contro corteo», oggi assume una fisionomia più ampia e, per certi versi, più istituzionale, anche per la presenza del Coordinamento nazionale associazioni e familiari vittime di stragi e attentati. La Fondazione Falcone sembrerebbe arretrare dai riflettori nel ruolo centrale della tradizionale cerimonia sotto l’albero di via Notarbartolo, lasciando spazio a una partecipazione più diffusa.

Il 23 maggio 1992 furono uccisi da Cosa Nostra Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Anche quest’anno la Fondazione conferma il momento sotto il simbolico albero, con la lettura dei nomi delle vittime alle 17.58 ma senza corteo ufficiale. «L’albero è più un simbolo per la città che per la memoria di Giovanni», spiega Maria Falcone, aggiungendo: «Abbiamo sempre tenuto all’unità della manifestazione, ai giovani in particolare, che sono stati sempre al centro del nostro lavoro e devono continuare a esserlo, perché è a loro che affidiamo il futuro della memoria e dell’impegno civile».

Tra le iniziative della Fondazione, una mostra al Museo del Presente di Palazzo Jung, visitabile fino al 19 luglio, con opere della Galleria degli Uffizi di Firenze, in un filo che lega Palermo alla strage dei Georgofili del 1993.

Parallelamente prende forma la mobilitazione dal basso. Nove realtà promotrici: Attivamente, Our Voice, Collettivo Rutelli, Collettivo Sirio, Contrariamente-Rum, Coordinamento Giovani Cgil Palermo, Flet, Sindacato Regina Margherita e Udu Palermo; che hanno lanciato un appello alla città. Sono già 37 le realtà che hanno aderito. «Non solo un corteo, ma un percorso che attivi tante e tanti e che sia capace di coinvolgere davvero i quartieri, le periferie e tutte le realtà troppo spesso escluse dai momenti ufficiali», spiegano i promotori. «Vogliamo andare oltre alle liturgie e alle passerelle per attualizzare la memoria dei nostri martiri e porre l’attenzione sulle complicità politiche e istituzionali dietro le stragi, e sui depistaggi ancora in corso. Scendiamo in piazza per resistere contro chi vorrebbe cancellare anni di processi e riscrivere la storia», afferma Marta Capaccioni di Our Voice. Per Andrea La Torre «la lotta antimafia vuole dire lotta per i diritti, ogni scuola, ogni spazio di aggregazione, ogni lavoro dignitoso è territorio strappato alla mafia, soprattutto nei quartieri dove l’assenza dello Stato pesa di più».

Presente la voce dei familiari. «Oggi la richiesta di verità e giustizia non è più solo dei familiari, ma una necessità comune», dice Nino Morana Agostino, nipote di Nino Agostino, che aggiunge: «Vogliamo accompagnare i giovani che hanno scelto di non tacere, sollevando un rumore civico forte contro mafia, silenzi e connivenze».