palermo
Caso vigili, la Corte dei conti: «Le responsabilità di Lagalla, violato il principio di leale collaborazione»
Negato il sequestro chiesto dal pm, la pronuncia definitiva tra un mese
Pende una scure patrimoniale, già parzialmente sbeccata - ma non neutralizzata - da un decreto di rigetto all’istanza di sequestro immobiliare presentata dalla Procura generale della Corte dei Conti, in calce all’invito a dedurre nei confronti del sindaco Roberto Lagalla, del comandante della Polizia municipale Angelo Colucciello, dell’assessore al Personale Dario Falzone e del prefetto Massimo Mariani, sulla coda avvelenata della vicenda dei servizi aggiuntivi dei vigili finanziati nel 2024 dal Ministero dell’Interno. Pende sul sindaco in particolare: ancora un mese scarso e, il 16 giugno, la sezione giurisdizionale della Corte prenderà la decisione definitiva sull’istanza di sequestro conservativo della sua casa in centro. Il presidente aggiunto Salvatore Chiazzese - nella prima fase del procedimento, segnata dalla formula monocratica “inaudita altera parte” - non ne ha ravvisato gli estremi, nel decreto con il quale, contestualmente, fissa la data per la decisione del giudice designato. Chiazzese dice di più, rigettando pure «l’istanza di notifica tramite la Guardia di Finanza, ritenuta non necessaria», sia per il rigetto dell’istanza principale che per il ruolo e la funzione dei destinatari, per i quali è difficilmente ipotizzabile la irreperibilità.
E se di soldi si parla, e di modi per assicurarsene il rientro - stando a quanto sostenuto dal viceprocuratore generale Alessandro Sperandeo - lo stesso pm approfondisce la tesi di danno erariale. In parole povere, sul perché possano definirsi «indebite» porzioni consistenti della paga aggiuntiva data ai vigili, in primis per i servizi di sicurezza al Festino di Santa Rosalia. Servizi che, per inciso, sarebbero per il magistrato di stretta competenza della Polizia di Stato, in una sottile disamina delle differenze tra «safety» - competenza del sindaco - e «sicurezza», che con i vigili e il Comune non avrebbe nulla a che vedere.
Sperandeo scrive che «gli istituti relativi al trattamento economico non devono subire distorsioni rispetto agli obiettivi di contenimento della spesa», poiché devono rimanere in ogni caso ancorati nella corresponsione ai compensi e ai criteri fissati ex lege o dal Ccnl. In subordine, sottolinea il pm, c’è la contrattazione integrativa e, su tutto, l’assioma del «contenimento della spesa». Assodato che «le spese in deroga al suddetto principio sono permesse solo con riferimento all’assunzione a tempo indeterminato del personale», resta il fatto che «la spesa per il trattamento accessorio, se finanziata da specifiche risorse statali, deve adempiere il vincolo di destinazione». Caratteristica che - sostiene il pm - i progetti finiti nel mirino non rivestirebbero, e «tutto ciò in un contesto segnato da condotte manipolatorie degli invitati per delegittimare gli esiti delle verifiche finanziario-contabili», come, poi, di fatto ammesso nell’atto n. 482/2025 (la delibera di giunta che riformò la precedente di luglio 2024, ndr). Il comandante, l’assessore e, specie, il sindaco - argomenta l’invito - hanno violato il principio di leale collaborazione nel gestire, secondo le rispettive competenze, il progetto. La stessa assenza di leale collaborazione viene in evidenza con riferimento alla condotta del prefetto, che ha invaso la sfera di competenza assegnata dalla legge al ragioniere generale.
Ancora: «La responsabilità che viene più in evidenza è quella del sindaco», attesa la legislazione che gli ha conferito ampia e performante capacità decisoria quanto a safety, gravata da maggiori doveri quando attinge a risorse finanziarie statali, poiché deve osservare il dato normativo che regola il finanziamento, sotto la vigilanza del Ministero, con la prima linea di controllo ascritta al Prefetto. Da qui, la richiesta di sequestro nei confronti del primo cittadino, della quale si dibatterà in Corte il 16 giugno.