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legalità

Emergenza acqua a Canicattì, interviene la Procura: "Nessuna deroga per gli abusivi, rischiate il reato"

Il procuratore Di Leo lancia un severo monito a tutte le autorità e ai gestori del servizio. Nessun trattamento speciale o aggiramento delle regole per le case nate dall'abusivismo edilizio

18 Maggio 2026, 16:00

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giovanni di leo

Giovanni Di Leo

Sullo sfondo di una crisi idrica ormai strutturale e delle roventi polemiche che stanno infiammando la città di Canicattì, oltre a diversi altri centri della provincia agrigentina, piomba il durissimo e inequivocabile monito della magistratura. Con una nota ufficiale che suona come un pesante avvertimento a tutti gli organi istituzionali e amministrativi, il procuratore della Repubblica ha tracciato una linea invalicabile, richiamando ciascun ente alle proprie precise responsabilità penali e civili.

Di fronte ai tentativi di trovare soluzioni d'emergenza o vie di fuga burocratiche per tamponare i disservizi, la Procura ha deciso di azzerare ogni margine di ambiguità. Il capo degli inquirenti ha aperto il suo intervento ponendo un punto fermo sul quadro normativo nazionale: «Con riferimento alle attuali roventi polemiche in ordine alla assicurazione del servizio idrico nella città di Canicattì, come in altri centri della provincia, corre l’obbligo di ricordare a tutte le Autorità coinvolte che l’assicurazione del Servizio idrico integrato, previsto e disciplinato in ogni sua forma dagli artt. 141 e ss del T.U. ambiente n. 152 del 2006, impone a ciascuno il massimo sforzo per assicurare che detto Servizio pubblico essenziale sia reso nel pieno rispetto del principio di unicità della gestione e delle norme in materia di appalti e servizi pubblici essenziali sul territorio».

Un richiamo formale che serve a blindare la gestione pubblica e legale della risorsa più preziosa, sottrandola a qualsiasi forma di fai-da-te o di speculazione. «L’acqua, come bene essenziale alla vita, è pubblica ed appartiene al demanio dello Stato», ha scandito con fermezza il procuratore della Repubblica, aggiungendo subito dopo come non si possa transigere sulla sicurezza e sulle verifiche sanitarie: «È dovere specifico delle autorità preposte ad ogni livello assicurare che l’acqua per uso civile e potabile sia fornita e distribuita dopo essere stata sottoposta ai controlli volti ad assicurarne l’accertata provenienza, salubrità, e potabilità».

Il passaggio più delicato, e politicamente più pesante, della nota della Procura punta però dritto il dito contro i sistemi paralleli di approvvigionamento e contro le zone d'ombra del territorio, segnate da decenni di irregolarità cementizie. La magistratura avverte che aggirare i canali ufficiali dell'autorità gerente non sarà tollerato: «Ogni altra acquisizione, fornitura, trasporto e distribuzione non regolarizzata secondo quanto previsto dall’autorità gerente il Servizio idrico integrato, costituisce uno specifico differente reato, ed in caso di insalubrità dell’acqua medesima può esporre coloro che la utilizzano a gravi rischi per la salute».

Nessuno sconto, dunque, nemmeno per i quartieri o gli immobili nati nell'illegalità, che spesso in questi giorni di siccità reclamano deroghe o autobotti straordinarie. Su questo specifico punto, il procuratore è stato tranchant: «Le situazioni abitative e urbanistiche complesse, derivanti a loro volta da protratti, pluridecennali e tollerati illeciti edilizi ed urbanistici, non autorizzano alcuna deroga ai principi ordinari inerenti alla salute pubblica derivanti dalla vigenza del decreto legislativo 23 febbraio 2023, n. 18».

L'atto d'accusa si chiude con un severo monito finale destinato ai sindaci, ai dirigenti e agli organi di controllo che decidessero di voltarsi dall'altra parte: «La violazione di tali principi espone le Autorità preposte alla vigilanza alle conseguenti responsabilità, in particolare se connesse alla omessa vigilanza sulla regolarità delle sanzioni abitative». Una dichiarazione che sposta inevitabilmente l'asse del dibattito dall'emergenza idrica a quella della legalità.