Caltagirone
Lanciano cellulari dentro il carcere: inseguite e arrestate tre pregiudicati gelesi
Tre arresti a Caltagirone per i "lanci" di mini smartphone: scoperti in carcere un cellulare, 30 g di hashish e un pacco con 13 stecche nascoste; aumenta l'uso di droni per introdurre illeciti
Ancora tentativi di introduzione di materiale vietato nella casa circondariale di contrada Noce, a Caltagirone, sventati grazie al pronto intervento degli agenti di polizia penitenziaria. E stavolta tre uomini sono finiti in manette. Sono pregiudicati di Gela, di 42, 39 e 25 anni, indicati come i responsabili di una serie di «lanci» all’interno dell’istituto penitenziario. In particolare, uno di loro è stato avvistato mentre, scavalcata la prima recinzione, ha cominciato a fare i lanci - quattro in tutto - cercando così di eludere la vigilanza e di introdurre in carcere due mini smartphone, due caricabatterie e quattro cavetti Usb. Si è poi allontanato, in direzione di Niscemi, a bordo di un’auto che lo attendeva poco distante, dentro la quale si trovavano gli altri due uomini. Ma i tre, che cercavano di far perdere le proprie tracce, sono stati inseguiti e bloccati dai poliziotti penitenziari lungo la Strada provinciale 39. Le indagini sull’episodio sono coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltagirone.
Gli agenti in servizio nella casa circondariale calatina hanno, inoltre, nelle stesse ore, rinvenuto un cellulare in una cella e 30 grammi di hashish nell’intercinta carceraria. Si tratta dell’ennesimo ritrovamento compiuto negli ultimi mesi, a testimonianza di come quello delle sostanze stupefacenti e dei telefoni cellulari sia un mercato fiorente nelle carceri siciliane, capace di alimentare la rete perversa che lega gli istituti penitenziari al mondo della criminalità che opera all’esterno. Fra gli ultimi accadimenti che confermano questo stato di cose, a cui gli agenti sono impegnati a porre un freno con frequenti operazioni di successo, c’è il tentativo di far entrare 13 stecche di fumo attraverso un pacco postale spedito da una familiare a un detenuto ospitato nella struttura calatina. Le stecche erano state abilmente nascoste nei bordi di un pantalone. Con questo espediente la donna pensava di farla franca, ma la presenza della droga non è sfuggita all’occhio attento degli agenti. Sia il recluso che la sua familiare sono stati denunciati. Nel vasto campionario degli strumenti adoperati da malintenzionati per introdurre materiale illecito vanno sempre più annoverati pure i droni, intercettati più volte con il loro carico.