Operazione antimafia
Interrogatori a Messina: Pellegrino e Cacopardo negano tutte le accuse
Una ditta usata da paravento per mezzi e appalti, gli indagati si difendono e negano legami mafiosi
Sono iniziati ieri gli interrogatori per gli indagati dell'operazione della Dia che ha portato all'arresto ai domiciliari dei fratelli Nicola e Domenico Pellegrino e all'interdizione per Roberto Cacopardo. Ieri mattina sono apparsi davanti alla gip Tizia Leanza e al pm, Roberto Conte. Cacopardo, sentito per 40 minuti circa, ha chiarito alcuni punti affermando la sua estraneità ai fatti. La legittimità dei lavori, avuti direttamente dalle imprese senza interlocuzione di terzi e la titolarità esclusiva dei mezzi.
Alfio Ardizzone, difensore di Cacopardo, al termine dell'interrogatorio ha spiegato: «Non vi sono elementi integranti l’ipotesi di reato contestata in relazione all’aggravante di cui all’art. 416 bis. Domenico Panarello, incensurato, era regolarmente assunto con contratto partime dalla Angela Costruzioni. Senza nessuna interferenza all’interno della ditta individuale».
I fratelli Pellegrino sono stati, invece, interrogati per un'ora e mezza in tutto, anche loro hanno risposto ai magistrati, sottolinea il loro avvocato, Alessandro Billé: «Hanno chiarito le ragioni delle intestazioni dei camion e dei rapporti con Cacopardo. Hanno respinto fermamente di avere agito avvalendosi di presunte contiguità mafiose».
Secondo quanto ricostruito dalla Dda di Messina, al centro del meccanismo illecito emerge la ditta "Angela Costruzioni" di Roberto Cacopardo, utilizzata come paravento per nascondere la reale titolarità di mezzi d'opera e lo svolgimento di attività imprenditoriali nel settore del movimento terra. Le indagini documentano come i Pellegrino gestissero anche appalti pubblici, decidendo prezzi e modalità operative nonostante i provvedimenti di confisca definitiva a loro carico.