La storia
Il caso di revenge porn all’ombra di Matteo Messina Denaro: nel nome del boss "vicino di casa" le spilla 25mila euro
Donna di Roma denuncia uno youtuber: «Mi disse che vivevano nello stesso edificio». Così in poco tempo la costringe a versargli la somma
È morto ma continua a fare paura. Lo spirito di Matteo Messina Denaro aleggia non solo in Sicilia ma anche a Roma, nonostante da quasi tre anni il suo corpo giace al cimitero di Castelvetrano. Grazie al nome del boss trapanese uno youtuber avrebbe messo sotto scacco il cuore di una donna e nel nome del padrino le avrebbe spillato il denaro. Un bel po’ tra finanziarie accese per l’acquisto di una macchina, prestiti elargiti e bonifici tracciati. E se quella donna - che gli aveva aperto le porte del cuore prima e di casa poi - si fosse rifiutata ad erogare il denaro, avrebbe pagato salatamente la sua scelta. Non con la minaccia di morte bensì con la vergogna pubblica: le foto intime scattate insieme sarebbero state pubblicate sui portali social. Un revenge porn in poche parole.
Una storia d’amore nata per caso, una conoscenza via social tra la donna che vive a Roma e lo youtuber che, a suo dire, avrebbe vissuto per diverso tempo nello stesso edificio in cui il boss trapanese avrebbe creato il suo nascondiglio sicuro per ricevere le amanti e per continuare a condurre una vita nell’ombra. Una storia a distanza inizialmente, poi gli incontri per una conoscenza personale e la proposta di vivere insieme vicino al Colosseo. Così quella che doveva essere per la romana una nuova storia d’amore dopo alcune relazioni naufragate è diventato un calvario. «Inizialmente era un uomo sensibile che mi dava tante attenzioni - racconta la donna - poi si è trasformato». Prima ancora di questo cambiamento radicale i racconti dell’uomo «di Matteo Messina Denaro che viveva accanto a casa sua», dei carabinieri che stavano nella zona, i posti di blocco e anche la possibilità di avere un’arma a disposizione.
Tra un racconto e l’altro - tra realtà e qualche millanteria che in casi simili non è mai da escludere - la prima richiesta di un prestito per l’acquisto di un’autovettura utile per andare a lavoro, poi ancora altri soldi fino a raggiungere la somma di 25mila euro. Nel giro di pochissimo tempo. E quando le disponibilità economiche erano limitate arrivava la minaccia di mettere quegli scatti nella pubblica piazza. Una minaccia vera e propria, che aggiunta ai racconti fatti dall’uomo sul boss di Castelvetrano si è trasformata in paura.
Poi la decisione spontanea di lui di andare via, di costruirsi una nuova vita sempre nel Lazio a pochi chilometri di distanza da Roma e la scelta da parte della donna di sporgere denuncia direttamente negli uffici della procura capitolina. Davanti ai carabinieri ha raccontato la sua storia, quell’idillio amoroso e la paura di avere ritorsioni visto che l’uomo è nato a Castelvetrano.
L’indagine è ancora nella fase preliminare ma gli avvocati della donna Stefano Rossi e Giacinto Canzona evidenziano che «la violenza morale e psicologica su una donna è l’anticamera e il preludio della violenza fisica e in Italia, purtroppo, il fatto che l’omertà non sia di per sé reato favorisce il proliferare del fenomeno mafioso in forme sempre più subdole e pericolose». Così Matteo Messina Denaro ha colpito ancora. Anche se da morto.