caltanissetta
«Così seppi di Delle Chiaie in Sicilia», parla il brigadiere Giustini al processo depistaggio della strage di Capaci
Walter Giustini faceva parte del gruppo di militari dell’Arma impegnati a stanare Cosa nostra. Oggi è accusato di avere depistato le indagini sulla pista nera
Un brigadiere in servizio negli anni ‘90 a Palermo tra mafia, confidenze e ora i guai giudiziari con la pesante accusa di aver depistato le indagini per la ricostruzione giudiziaria sulla “pista nera” dietro alla strage di Capaci. Al centro del procedimento giudiziario c’è Walter Giustini che faceva parte del gruppo di militari dell’Arma impegnati a stanare Cosa nostra e cercare nuove strade per portare all’arresto di Totò Riina e dei suoi fedelissimi.
Giustini, insieme a Michele Coscia all’inizio del 1992 (siamo prima delle stragi), sono riusciti ad avvicinare Maria Romeo (sorella di Domenico Romeo, storico collaboratore di Stefano Manicacci e difensore di Stefano Delle Chiaie) e Alberto Lo Cicero che ha rischiato la vita dopo essere stato colpito a colpi di pistola nel dicembre del 1991. Per quel tentato omicidio i due militari decidono di avviare un canale con i due che già stavano insieme.
Confidenze prima, registrazioni di nascosto per “sigillare” i racconti visto che Lo Cicero non voleva mettere la firma nei verbali. Racconti, nomi e nomignoli di coloro i quali frequentavano la casa di Mariano Tullio Troia, “u Mussolini” di Palermo. I racconti di Lo Cicero però non furono ritenuti veritieri dalla procura di Palermo perché il suo esordio da confidente avvenne per smentire il caso di lupara del boss Armando Bonanno, suo cugino. «Mi disse subito - ha raccontato Giustini in aula nel tentativo di sistemare il tiro, anche giudiziario, dopo il suo racconto a Report - che lo ha incontrato e ci ha anche parlato». Indirettamente avrebbe smentito insomma i collaboratori di giustizia «che non avevano mai fatto fino a quel momento i nomi degli esecutori».
Il brigadiere, che dopo le stragi venne trasferito da Palermo perché era in pericolo di vita, adesso vive a Roma. E nel Lazio ha dato al giornalista Paolo Mondani una delle informative a sua firma. «La mia intervista è stata lunga oltre un’ora - ha detto dinnanzi al tribunale collegiale - poi sono stati mandati in onda quattro minuti circa». Giustini poi ha parlato di Stefano Delle Chiaie. «Un giorno nel mio ufficio Maria Romeo mi disse che conosceva persone importanti e mi fece il nome di Stefano Delle Chiaie che era amico del fratello e spesso veniva in Sicilia e a Capaci». La stessa Romeo poi gli ha portato una foto dei due amici insieme «ma non ricordo in quale fascicolo l’ho messa».
Il brigadiere ha ricordato di aver saputo da Lo Cicero che a casa di Tullio Troia c’era un certo Biondino, «una persona incensurata e io stesso feci dei sopralluoghi sotto casa e vicino ad un’officina ma non potevamo fare il servizio di vigilanza perché ci avrebbero conosciuto». Dopo le stragi Lo Cicero decide di diventare collaboratore di giustizia, un semplice falegname che ha fatto il salto di qualità. La prossima udienza è fissata per il 15 giugno.