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il caso

«Troppo lavoro», si dimette il comitato tecnico: al Parco dell'Etna è tutto bloccato. Rinviata anche l'Etna Marathon

«Non è mai successo in 20 anni», allargano le braccia gli organizzatori. La gara di mountain bike non ha avuto il via libera del Parco. Dietro una storia paradigmatica di cattiva burocrazia

19 Maggio 2026, 15:58

16:00

«Troppo lavoro», si dimette il comitato tecnico: al Parco dell'Etna è tutto bloccato. Rinviata anche l'Etna Marathon

Sull'Etna è tutto bloccato. Dal muretto crollato che bisogna ricostruire, alle richieste per prelevare acqua, fino alle gare diventate ormai appuntamento fisso come la Etna Marathon, i cui organizzatori ieri hanno annunciato il rinvio a settembre. Una cosa mai successa in vent'anni, neanche durante il periodo del Covid.

Il problema si chiama Cts, il comitato tecnico scientifico dell'ente: un organo che esiste da tempo, che per alcuni anni era stato esautorato, poi riattivato nel 2024 e da cui passano le autorizzazioni ambientali sugli interventi che ricadono nel territorio del parco. O meglio, il vero nodo è l'uso che negli ultimi mesi il Parco dell'Etna sta facendo del Cts, chiamato dal nuovo direttore reggente Giuseppe Battaglia - che è anche dirigente generale del dipartimento Urbanistica della Regione, arrivato a ottobre in sostituzione di Giuseppina Rita Gammacurta - a esprimere il proprio nulla osta praticamente su tutto.

Un'interpretazione contestata dai componenti del comitato tecnico scientifico che pochi giorni fa, esasperati dalla situazione, si sono dimessi in massa: cinque componenti su nove hanno fatto un passo indietro, facendo venire meno il numero legale. I tecnici svolgono questo ruolo a titolo volontario e sottolineano come la normativa dia loro la responsabilità di esprimersi sui criteri generali che poi gli uffici dell'ente parco devono applicare, e sulle controversie più importanti, quelle cioè che interessano i valori ambientali e lo sviluppo delle risorse ambientali

«Richieste di sostituzione infissi o di ricostruzione di un muretto le sembrano interventi che mettono in discussione questi principi generali?», chiede retoricamente uno dei componenti del Cts. «Una situazione raccapricciante», ammette un sindaco del territorio etneo. 

A pagare le conseguenze di questo stallo è in primis chi dentro il territorio del Parco prova a svolgere delle attività. Ieri Maurizio Scalia, il presidente dell'Etna Marathon, una delle competizioni di mountain bike più impegnative e suggestive del panorama nazionale, ha annunciato lo slittamento a settembre della gara, prevista il 7 giugno. «Consapevole dell’enorme disagio che questa notizia recherà ai nostri tanti e tante bikers - afferma il direttivo - vogliamo fare chiarezza su quanto comunicato: i motivi dietro questa sofferta scelta sono di tipo burocratico, legati alle mancate autorizzazioni dell’Ente Parco per poter svolgere la gara. Non possiamo organizzare un evento ormai giunto alla sua ventesima edizione con approssimazione, per questo ci prendiamo altri tre mesi, sperando di ricevere al più presto notizie positive dall’Ente Parco».

Sulle pagine social dell'evento piovono lamentele da parte dei molti appassionati - gli iscritti erano già 400 da ogni parte d'Italia - che avevano organizzato la partecipazione. «Delusione totale, io personalmente non metterò più piede a questa gara», scrive Andrea. «Purtroppo ogni iniziativa dentro il parco è un fastidio per i burocrati, meglio non si faccia niente, tranne che farà scaricare spazzatura in ogni dove, fare scorrazzare moto e fuoristrada», rincara la dose Franco.

Il presidente Scalia si difende: «Questa è la ventesima edizione, nelle 19 precedenti non era mai successo. Abbiamo sempre seguito un iter standard per avere le autorizzazioni, da qualche mese però il nuovo direttore interpreta il regolamento in maniera diversa. Abbiamo prodotto la documentazione supplementare che ci è stata richiesta, ma non è bastato perché il Cts alla fine si è dimesso». Senza via libera dal parco, l'organizzazione non può chiedere le autorizzazioni necessarie dagli altri enti. «Non possiamo più attendere, abbiamo preferito annunciare già adesso il rinvio. Valuteremo caso per caso la situazione degli iscritti che non potranno o vorranno partecipare a settembre, con i dovuti risarcimenti». 

Che la situazione nei corridoi del Parco sia particolarmente difficile è noto da tempo. A ottobre a conclusione del suo mandato, il commissario straordinario Giovanni Riggio inviò una lettera durissima ai dipendenti, ormai ridotti a una ventina di unità rispetto ai 60 previsti dalla pianta organica, in cui parlava di «concreti e tangibili problemi relazionali tra colleghi, contrapposizioni talvolta cruentemancanza di comunicazione e della più elementare disponibilità alla collaborazione». Chi lavora, continuava, deve «compensare chi invece non fa ciò che dovrebbe in modo più appropriato». Da cui anche il rischio, paventato da Riggio, che l'Unesco possa mettere in discussione il riconoscimento dato al Parco. Una tendenza che il nuovo presidente Massimiliano Giammusso, sindaco di Gravina, sta provando a invertire. «Siamo ripartiti sui temi del personale, del bilancio, delle convenzioni. Sull'aspetto procedurale, invece, dobbiamo fare di più».

La contrapposizione tra il nuovo direttore Battaglia e il Cts a marzo è approdata al CRPPN, il Consiglio regionale per la protezione del patrimonio naturale, organo consultivo della Regione siciliana, chiamato in causa dal Parco e dalla Soprintendenza, sostanzialmente per rispondere a una domanda: quali sono i compiti di questo benedetto Comitato tecnico scientifico?

«La questione posta è di grande rilevanza perché interessa tutti i Cts degli Enti Parco e lo stesso Crppn quale sostituto dei Cts non insediati», scrive in premessa l'organo nella risposta che è datata 3 marzo e chiama in causa anche l'inerzia dell'assessorato regionale al Territorio. «Emerge che le questioni poste avrebbero dovuto essere definite in modo organico già da tempo, ma in realtà l’abolizione di fatto dei Cts nel 2012, l’assenza di direttori a tempo pieno e la nomina di dirigenti regionali facenti funzioni privi di reale autonomia, il consolidamento di prassi anche molto diverse tra ente ed ente, l’assenza di una efficace azione di indirizzo, vigilanza e controllo dell’Assessorato regionale e la recente, auspicata, utile ma inaspettata ricostituzione dei Cts per ogni singolo parco hanno fatto riemergere dinamiche anche confliggenti interne agli enti che necessitano di un forte ruolo di indirizzo e controllo da parte dell’assessorato». 

Il consiglio, quindi, ricorda che la legge obbliga il Cts a esprimere parere su alcune materie: ad esempio l'assetto geomorfologico; la conservazione di ecosistemi; l'introduzione di spese vegetali e animali estranee; e ancora l'accesso e transito con veicoli a motore; i programmi di restauro ambientale. Ma non certo su tutto. Sta agli enti parco - sottolinea il parere - dotarsi di un regolamento chiaro e sta all'assessorato regionale «un urgente intervento di indirizzo». Ma a distanza di tre mesi rimane desolatamente tutto fermo.

Stamattina il presidente del Parco ha scritto all'assessorato regionale per proporre una soluzione nelle more di ricostituire il nuovo Cts, «che non avverrà in tempi brevi, anche perché si sono dimessi tutti i componenti indicati dall'Università». «Ho chiesto di individuare misure alternative, di poter esprimere pareri anche in assenza del comitato, quantomeno - conclude - in materia paesaggistica e in quelle di competenza dell'ispettorato forestale».