l'appello
«Dove i diritti sono deboli il consenso mafioso trova terreno fertile»
Libera assieme ad associazioni, scuole e volontariato chiede a tutti i candidati un impegno chiaro contro la criminalità organizzata e la corruzione
A pochi giorni dal voto in città il tema delle mafie resta quasi assente dal dibattito pubblico. A denunciarlo il presidio “Nino e Ida Agostino” di Libera Messina, insieme a una vasta rete di associazioni, scuole, realtà sociali e del volontariato, che lancia un appello ai candidati sindaco, consiglieri comunali e circoscrizionali: assumere un impegno chiaro e concreto contro criminalità organizzata e corruzione.
Nel lungo documento presentato dalla responsabile Tiziana Tracuzzi, nell’ambito di un flash mob a Palazzo Zanca, Libera sottolinea come la città continui a essere attraversata da fenomeni mafiosi radicati, dal traffico di droga, alle infiltrazioni nell’economia e negli appalti pubblici, fino al ricambio generazionale nei clan, evidenziato da numerose inchieste giudiziarie. Una realtà che, secondo l’associazione, non può essere ignorata dalla politica cittadina. Al centro dell’iniziativa, in particolare, la mancata entrata in vigore del “Regolamento per l’attuazione di politiche antimafia”, approvato dal Consiglio comunale il 21 novembre 2017 dopo una lunga mobilitazione di Addiopizzo Messina, Agende Rosse, Fondazione Antiusura Padre Pino Puglisi e Libera. Due Amministrazioni fa. «Un regolamento ancora vigente, ma rimasto lettera morta per nove anni», come si legge nel documento. Il testo prevede misure contro racket, usura, gioco d’azzardo, corruzione e infiltrazioni mafiose negli appalti, oltre a incentivi per le imprese che denunciano e alla costituzione del Comune come parte civile nei processi di mafia ed estorsione.
Tra i punti mai realizzati, Libera richiama l’istituzione dell’Osservatorio comunale antimafia, organismo partecipato da Amministrazione, Consiglio comunale e associazioni antiracket, pensato per monitorare il fenomeno mafioso e proporre interventi concreti. «Per renderlo operativo - si legge - non servono nuove risorse né interventi nazionali o regionali, ma solo una precisa volontà politica». L’associazione chiede, inoltre, trasparenza totale nella gestione degli appalti, nomine con evidenza pubblica enti, consorzi e società, accesso facilitato agli atti amministrativi e il pieno riutilizzo sociale dei beni confiscati alla mafia. Un punto quest’ultimo sul quale il presidio messinese di Libera insiste particolarmente, evidenziando l’obsolescenza del regolamento comunale del 2011. Infine, l’appello alla politica: il contrasto alle mafie non può limitarsi all’azione giudiziaria, ma deve passare da welfare, scuola, servizi sociali e lotta alle disuguaglianze. «Dove i diritti e le opportunità sono deboli - conclude Libera - il consenso mafioso trova terreno fertile».